Nel giorno in cui si celebra la sua memoria liturgica, è bello ricordare che una delle tante figure di santità con la quale il Longo venne in contatto è proprio il prof. Moscati, il santo medico di Napoli, da tutti stimatissimo, non solo per le sue innate doti professionali e scientifiche, ma anche, e soprattutto, per l’integrità morale e la vita spirituale che egli con tanta dedizione coerentemente ha vissuto.

Nel cuore del Moscati, così come in quello del Longo, Dio è passato lasciandovi un’impronta che costituisce una meraviglia di grazia e di natura, tanto che, a osservarla bene, è difficile non vedervi Dio stesso che opera. A somiglianza del Longo, Moscati vive una santità incarnata nel quotidiano, fondata sull’amore di Dio e del prossimo, vivificata dalla fede e dall’entusiasmo. Infine, come il Longo, è un laico, che ha fatto della sua vita una missione percorsa con autenticità evangelica, spendendo stupendamente i talenti ricevuti da Dio.
Moscati, ancora fanciullo, incontrerà Bartolo Longo e da allora in poi ne resterà sempre attratto, nonostante la differenza di circa quarant’anni che li separava. Troverà in lui l’esempio dei valori cui la madre lo aveva sempre educato: la devozione alla Madonna di Pompei e l’amore ai poveri e ai malati. Non è da escludere, poi, che dopo la morte del padre, egli abbia visto in Longo una figura paterna di riferimento durante gli anni di studio presso l’Università.
Dopo la laurea in Medicina, diventerà medico personale di Bartolo Longo fino alla morte di questi, curando, gratuitamente, non solo il Commendatore pompeiano, gli orfani e gli infermi che questi aveva raccolto, ma anche i parenti e tutti coloro che quest’ultimo gli raccomandava.

MOSCATIDevotissimo alla Vergine di Pompei, Moscati visitò spesso il Santuario a lei dedicato, portando con sé talvolta qualche assistente per farlo accostare ai sacramenti, e aiutando con frequenti e generosi oboli le opere pompeiane. Si stabilì così tra Moscati e Bartolo Longo uno stretto rapporto di amicizia e di collaborazione apostolica, attestato da molteplici testimoni ai rispettivi processi di beatificazione e dimostrato da alcuni scritti, che lo stesso medico santo indirizzò al santo avvocato.
Il clinico Moscati e l’avvocato Longo, al loro tempo, oltre ad essere amici nella santità e collaboratori nell’applicazione pratica dei principi di giustizia e carità, furono un polo di attrazione per credenti e increduli, scienziati, professionisti, categorie di ogni estrazione sociale, ma soprattutto per poveri, infermi e disagiati. Nel mondo d’oggi il loro messaggio, pur se diverso nella sua manifestazione ma identico nel nucleo, conserva tutta la sua freschezza ed efficacia, perché proviene dall’unica fonte perenne, Cristo, e risponde in pieno alle attuali esigenze socioculturali.
Due insigni laici, accomunati in vita dall’appartenenza ad un circolo di santità le cui caratteristiche peculiari erano la carità, la preghiera e l’amore verso il prossimo, ma anche, successivamente, accomunati dalla Chiesa universale che nella medesima data, il 3 ottobre 1975, approvava i miracoli per la beatificazione di Moscati e dichiarava l’eroicità delle virtù di Bartolo Longo.

Concludo con un episodio particolare riportato da p. Mondrone: «un giorno il beato Giuseppe Moscati si trovò a Pompei per venerare la Madonna; nel salutare Bartolo Longo disse: “Commendatore, con tutto il bene che ha fatto, la metteremo sugli altari!” E l’altro pronto: “Ma lei ci andrà prima di me!”».
E la profezia si è avverata.

Di seguito riporto alcune lettere del carteggio fra Longo e Moscati tra il 1925 e il 1926 che trovi nel mio libro Caro amico santo ti scrivo…

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Posted by:don Ivan Licinio

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