Testo della meditazione tenuta al Buongiorno a Maria di maggio 2021 sul tema: “Giuseppe accoglie la vita senza paure”.

Il “Buongiorno a Maria” è un breve momento di preghiera che accompagna, nei mesi di maggio ed ottobre, l’apertura del Quadro della Vergine del Santo Rosario di Pompei ogni mattina alle 6.30. Si medita sulla Parola di Dio a partire da una tematica specifica e si prega una decina del Rosario prima di affidarsi alla Vergine per mezzo della preghiera detta “Piccola Supplica”. Il tutto dura circa 30 minuti ed è anche trasmesso in diretta su TV2000.

Noi sappiamo che tutto concorre al bene, per quelli che amano Dio, per coloro che sono stati chiamati secondo il suo disegno. Poiché quelli che egli da sempre ha conosciuto, li ha anche predestinati a essere conformi all’immagine del Figlio suo, perché egli sia il primogenito tra molti fratelli; quelli poi che ha predestinato, li ha anche chiamati; quelli che ha chiamato, li ha anche giustificati; quelli che ha giustificato, li ha anche glorificati. Che diremo dunque di queste cose? Se Dio è per noi, chi sarà contro di noi?

Lettera di San Paolo apostolo ai Romani (8,28-32)

Carissimi amici del Buongiorno a Maria,

continuiamo il nostro cammino di preghiera in questo anno speciale nel quale siamo invitati a riflettere sulla peculiarità della famiglia e sulla figura di San Giuseppe. In modo particolare il tema di oggi è “Giuseppe accoglie la vita senza paure”. Nella sua lettera Patris corde, Papa Francesco scrive che «Giuseppe accoglie Maria senza mettere condizioni preventive. Si fida delle parole dell’Angelo […] e nel suo dubbio su come agire nel modo migliore, Dio lo ha aiutato a scegliere illuminando il suo giudizio» (n. 4).

Giuseppe diventa, allora, il modello da seguire quando la vita ci fa paura perché non comprendiamo il significato degli avvenimenti che accadono. La pandemia, ad esempio, ci ha messo dinanzi a scelte difficili, eventi improvvisi e finanche tragici che aprono il cuore al dolore, alla rabbia, alla delusione. Generalmente abbiamo due possibilità: abbandonarci alla rassegnazione, convinti di essere marionette del destino oppure, come fa Giuseppe, abbandonarci a Dio e trasformare quello che il mondo chiama “destino” in una vocazione all’amore, una chiamata alla quale siamo aiutati a rispondere dalla divina provvidenza. «Del resto – ci diceva San Paolo prima – noi sappiamo che tutto concorre al bene di coloro che amano Dio, che sono stati chiamati secondo il suo disegno» (Rm 8,28).

Dio desidera sempre scrivere dritto sulle righe storte della nostra vita, anche attraverso l’aiuto di chi ha deciso di farsi strumento d’amore nelle sue mani. Però quando Dio opera per noi o tramite noi, non dobbiamo mai confondere il nostro pensiero, i nostri piani o le nostre azioni con l’attività di Dio. Ciò che crediamo ci tolga e ciò che ci dona, in che punto ci mette alla prova e in che punto ci rafforza, è sempre un segno del suo progetto su di noi, un progetto «di pace e non di sventura, per concederci un futuro pieno di speranza» (cfr. Ger 29,11). Tuttavia, la vicenda di Giuseppe così come quella di Maria, ci insegna che i piani di Dio possono realizzarsi solo con la nostra collaborazione, con il nostro quotidiano. Dio ci lascia liberi di rispondere e corrispondere al suo progetto. Certo, non è sempre semplice capire quello che ci chiede, soprattutto quando siamo dinanzi ad eventi incomprensibili. Anche Maria chiese all’angelo: «come avverrà questo?» (Lc 1,34). Eppure, proprio da queste esperienze difficili possiamo trarre beneficio sempre perché «tutto concorre al bene».

Santa Ildegarda di Bingen (una religiosa tedesca del XII secolo), da esperta naturalista qual era, portava l’esempio della perla. Quest’ultima, per quanto sia preziosa e ricercata, è pur sempre la conseguenza di una ferita provocata all’ostrica. La perla, infatti, è il risultato dell’ingresso all’interno dell’ostrica di una sostanza estranea o indesiderata, come un parassita o un granello di sabbia. Quando questo avviene, le cellule di madreperla iniziano a lavorare e ricoprono il granello con vari strati per proteggere il corpo indifeso dell’ostrica. Come risultato si forma la perla. Quindi un’ostrica che non è stata ferita non produce perle, perché la perla è una ferita cicatrizzata.

Da questo esempio impariamo che ogni ferita può trasformarsi in qualcosa di nuovo se permettiamo a Dio di agire. «Giuseppe lascia da parte i suoi ragionamenti per fare spazio a ciò che accade e, per quanto possa apparire ai suoi occhi misterioso, egli lo accoglie, se ne assume la responsabilità e si riconcilia con la sua storia» (Papa Francesco, Patris corde, n. 4).

Carissimi fratelli e sorelle, lasciamoci aiutare da Dio nel riconciliarci con il nostro passato: è il momento di produrre una bellissima perla nello stesso luogo in cui si trova quella ferita che continua a sanguinare. Copritela con strati e strati d’amore, di pazienza, di bontà, di delicatezza, di preghiera. Così facendo scoprirete pian piano, con gli occhi della fede, che ognuno è parte di un grande mosaico che solo alla fine verrà svelato, un’opera di meraviglia che soltanto Dio poteva realizzare. Non esiste vita che non abbia valore, non esiste paura che possa bloccare chi confida nel Signore perché «Se Dio è per noi, chi sarà contro di noi?» (Rm 8,31).

O Vergine Maria, o San Giuseppe suo sposo: insegnateci ad abbandonarci nelle mani di Dio con la vostra stessa fiducia e a fare della nostra vita una perla preziosa per la storia dell’umanità. E così sia.

Posted by:don Ivan Licinio

Una risposta a "La perla è una ferita cicatrizzata"

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...