COMMENTO AL VANGELO DELLA I DOMENICA DI QUARESIMA /B

In quel tempo, lo Spirito sospinse Gesù nel deserto e nel deserto rimase quaranta giorni, tentato da Satana. Stava con le bestie selvatiche e gli angeli lo servivano.

Dopo che Giovanni fu arrestato, Gesù andò nella Galilea, proclamando il vangelo di Dio, e diceva: «Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel Vangelo».

VANGELO DI MARCO (1,12-15)

Non dimenticare l’arcobaleno che è in te

Nella liturgia della Parola di oggi ritroviamo un’immagine che ci ha accompagnato durante il periodo del lockdown generale: l’arcobaleno. Dopo il diluvio universale, Dio pone l’arcobaleno come segno della sua rinnovata alleanza con gli uomini. L’arcobaleno unisce il Cielo alla Terra e viceversa, quasi un ponte che permette all’uomo di raggiungere Dio e a Dio di scendere fra gli uomini. Questo segno di alleanza troverà il suo pieno compimento nell’incarnazione del Figlio di Dio: Gesù è l’ultimo e definitivo segno dell’alleanza fra Dio e l’uomo; con la croce unirà la Terra al Cielo indicando al mondo intero la strada dell’autentico amore.

Tuttavia, come è accaduto per l’arcobaleno in tempo di pandemia, anche l’amore di Cristo rischia di essere arrotolato come una bandiera nella quale non si crede più e per questo motivo non più esposta. Quante volte abbiamo pensato che il male abbia avuto la meglio sul bene, che Dio si sia dimenticato di noi o che addirittura sia indifferente a quello che ci succede? Questo accade soprattutto nei periodi di prova, dove la tentazione di abbandonare Dio per seguire il proprio istinto è più forte. La Quaresima, allora, serve proprio per accorciare le distanze fra noi e Dio, per ristabilire o consolidare una relazione autentica dove l’uno sa di poter contare sull’altro. La Quaresima è il tempo nel quale si costruiscono arcobaleni a forma di croce; il tempo adatto per far sì che il Cielo torni ad abitare la Terra e la Terra possa guardare al Cielo con fiducia attraverso il sacrificio di Gesù. A differenza del diluvio universale, con la croce di Cristo non sarà l’umanità intera a pagare le colpe dei malvagi ma un uomo solo che liberamente fa la volontà del Padre e salva tutti gli uomini una volta e per sempre. Un uomo che nel deserto conosce il male con le sue subdole tentazioni ma non si farà vincere da esso restando libero perché amato dal Padre e amando l’uomo con lo stesso amore che libera.

L’esperienza del deserto servirà non per saggiare la fedeltà del Figlio nei confronti del Padre ma per dare l’occasione a Gesù di scegliere liberamente il progetto di salvezza che gli è stato affidato. Questo progetto non riguarda solo l’umanità ma tutta la creazione: per questo motivo nel deserto è in compagnia delle bestie selvatiche. La salvezza della creatura è legata alla salvezza del creato. Ecco perché in questa Quaresima in tempo di pandemia siamo chiamati a riflettere in modo particolare su quanto siamo custodi l’uno dell’altro e del mondo che ci circonda. Abbiamo iniziato l’esperienza del deserto ben prima della Quaresima e possiamo vantare molti più giorni di permanenza rispetto a quelli di Gesù. C’è però una differenza fra noi e Lui: Gesù dopo il deserto sa quale direzione dare alla sua vita terrena mentre noi, dopo quasi un anno di privazioni, sacrifici, lutti e sofferenze, non abbiamo ancora capito che strada intraprendere per dare un senso nuovo alla nostra storia. Nel deserto Gesù vive l’essenziale, capisce quello che gli basta per dare un senso al suo andare: l’amore del Padre è tutto quello che gli occorre. Anche noi dobbiamo cominciare a dare un senso alla pandemia alla luce della fede. Se vogliamo ripartire davvero dobbiamo tornare all’essenziale, capire dove o grazie a chi ci sentiamo amati e partire da lì a ricostruire il senso del nostro andare. Impareremo così anche a custodire quell’amore e a difenderlo dalle insidie del male.

La Quaresima diventa, allora, un tempo per vincere il nostro egoismo e riscoprirci tutti fratelli, figli di un Dio che ci ama profondamente e che ci propone di cambiare vita per scoprire cosa significa davvero vivere. Non sciupiamo questa occasione di grazia e lasciamoci accompagnare dalla Parola di Dio in questo cammino. Il digiuno, l’impegno della preghiera e l’esercizio della carità siano i colori di un nuovo arcobaleno che ci unisce a Dio.

Buon cammino quaresimale, insieme.

Posted by:don Ivan Licinio

Classe 1983, sacerdote della Prelatura territoriale di Pompei dal 2011. Attualmente Vice Rettore del Pontificio Santuario della Beata Maria Vergine del Santo Rosario e Incaricato del Servizio per la Pastorale Giovanile. Autore di diverse pubblicazioni, il mio ultimo libro è "Se anche la fede è tra le Stranger Things" - Una serie TV per ogni stagione della gioventù, edito da Effatà editrice.

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