Testo dell’omelia tenuta durante la Celebrazione Eucaristica per l’apertura del mese di ottobre in diretta su TV2000

Mentre stavano compiendosi i giorni in cui sarebbe stato elevato in alto, Gesù prese la ferma decisione di mettersi in cammino verso Gerusalemme e mandò messaggeri davanti a sé.
Questi si incamminarono ed entrarono in un villaggio di Samaritani per preparargli l’ingresso. Ma essi non vollero riceverlo, perché era chiaramente in cammino verso Gerusalemme.
Quando videro ciò, i discepoli Giacomo e Giovanni dissero: «Signore, vuoi che diciamo che scenda un fuoco dal cielo e li consumi?». Si voltò e li rimproverò. E si misero in cammino verso un altro villaggio.

VANGELO DI LUCA (9,51-56)

Carissimi fratelli e sorelle, cari amici che ci seguite attraverso TV2000, iniziamo oggi il mese di ottobre rinnovando nel nostro cuore due attenzioni particolari: la preghiera e la missionarietà.

Si tratta di due dimensioni legate intimamente fra loro. La preghiera pone il cuore in ascolto della Parola di Dio e ci permette di entrare in dialogo con Lui. Nella preghiera affidiamo al Signore tutta la nostra vita ma, allo stesso tempo, in questo dialogo d’amore, il Signore ci chiede di trasformare la nostra preghiera in vita concreta; di non sprecare parole ma di testimoniare in opere tangibili la nostra fede in Lui, annunciando con la vita il suo amore. Dalla preghiera, quindi, nasce la missionarietà, cioè l’andare verso gli altri e portare al mondo la salvezza di Gesù Cristo, morto e risorto per noi. Abbiamo ascoltato dal Vangelo di Luca che Gesù manda messaggeri davanti a sé per annunciare la sua presenza. Ognuno di noi, perciò, è chiamato ad annunciare agli altri che il Signore è vicino, sta raggiungendo la tua esistenza.

Un esempio di come la missionarietà nasca dalla preghiera è la bell’esperienza del Buongiorno a Maria con la quale, poche ore fa, abbiamo aperto il mese di ottobre qui a Pompei. Quasi facendo eco all’invito del profeta Zaccaria: «Su, andiamo a supplicare il Signore», centinaia di persone si sono messe in cammino alle prime luci dell’alba per iniziare la loro giornata con la preghiera e poi continuarla, ognuno nella propria professione o attività. Si potrebbe dire che quelle persone, dopo la preghiera, vivono la missionarietà portando a quanti incontrano la propria testimonianza di fede.

Ma c’è una preghiera che, in modo particolare, ci aiuta a fare della nostra vita una testimonianza dell’amore di Dio: è il Santo Rosario.

Bartolo Longo, fondatore del Santuario, delle Opere di Carità e della Nuova Pompei, ci insegna quanto il Rosario sia una preghiera potente, capace di convertire la vita e renderla uno straordinario strumento nelle mani del Signore.

Vi siete mai chiesti perché preghiamo il Rosario? Cosa cambia alla Madonna se recitiamo 50 Ave Maria o 10 o una soltanto? Non è una contrattazione che facciamo con Maria per avere qualcosa in cambio; non è un favore che facciamo alla Madonna ma è la Madonna a farci un favore. Sapete quale? Basta guardare l’icona della Vergine di Pompei per capire che la Madonna ci prende in braccio e ci accompagna, mistero dopo mistero, nella vita di Gesù affinché ci rimanga impressa e noi possiamo vivere allo stesso modo. Ad esempio, ci prende in braccio, ci porta nella grotta di Betlemme e dice: durante queste dieci Ave Maria stai qui, guarda come Dio Onnipotente si è fatto bambino, anzi prendilo in braccio questo bambino, accoglilo nel tuo cuore. Questo è il regalo che ci fa la Madonna: ci fa ripercorrere tutto il Vangelo e ce lo fa entrare nel cuore. Abbiamo bisogno di pregare il Rosario perché abbiamo bisogno che la Madonna ci prenda in braccio e ci insegni a vivere. Non è una questione di Ave Maria, è una questione di vita! Maria ci insegna la vita di Cristo così che noi possiamo somigliare a lui, finanche nel mistero della croce, imparando la dignità del dolore e la speranza della risurrezione. Il Vangelo ci dice oggi che Gesù «prese la ferma decisione di mettersi in cammino verso Gerusalemme», di andare lì dove tutto sarebbe finito ma dove, in realtà, tutto iniziò davvero. Se vogliamo essere missionari, ecco cosa dobbiamo annunciare: Gesù ha vinto la croce, le nostre croci. Gesù è risorto! Non bisogna essere teologi per essere missionari, né dobbiamo andare chissà quanto lontano, perché proprio la persona che ho accanto sta aspettando questo annuncio: la tua croce ha le ore contate perché Gesù ha vinto la tua croce.

Santa Teresa di Gesù Bambino, della quale oggi facciamo memoria, è stata nominata patrona delle missioni nonostante il fatto che dopo i suoi quindici anni non uscì mai più dal convento. Tutti, perciò, possiamo essere missionari se con la preghiera abbiamo la forza di andare oltre la nostra croce.

In questo mese di ottobre, allora, ci affidiamo a Maria, la quale ai piedi della croce ha abbracciato la missione del Figlio facendola propria. Chiediamole di prenderci in braccio e di indicarci sempre la strada verso il Cielo.

Buon cammino, insieme.

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Posted by:don Ivan Licinio

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