IV DOMENICA DI PASQUA /C

In quel tempo, Gesù disse: «Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono.
Io do loro la vita eterna e non andranno perdute in eterno e nessuno le strapperà dalla mia mano.
Il Padre mio, che me le ha date, è più grande di tutti e nessuno può strapparle dalla mano del Padre. Io e il Padre siamo una cosa sola».

Vangelo di Giovanni (10,27-30)

Siamo nelle mani di Dio

Fin dai tempi del Seminario, da quando ho scoperto Sieger Köder, un prete-artista tedesco, sono sempre rimasto colpito dalla sua rappresentazione del Buon Pastore, tanto da sceglierlo come capoletto. A sera, pregare e fare il resoconto della giornata dinanzi a quest’immagine, mi aiuta a capire la tenerezza di Dio e il suo profondo amore per me, nonostante i miei limiti. Mi sento cercato, amato, perdonato, venuto a prendere lì dove c’era l’ombra di morte e rinato nella luce pasquale. Così al mattino cominciare la giornata sapendomi portato sulle spalle di Gesù, mi dona quella giusta carica per affrontare situazioni complicate, incontri delicati. Ma, soprattutto, mi dà la possibilità di guardare la mia vita insieme con Lui, cercando di capire dove volge il suo sguardo e sforzandomi di seguirlo con il mio. Non importa quanto ci siamo allontanati o quanto abbiamo sporcato la nostra candida lana, Lui s’importa di noi e ci viene a cercare, perché noi siamo nelle sue mani.

Siamo nelle mani di Dio! È questa la certezza che ci consegna Gesù oggi nel Vangelo. Niente e nessuno potrà strapparci dal suo abbraccio, nulla ci potrà allontanare dalla sua presa. Essere nelle mani di Dio, allora, vuol dire vivere la vita abbandonandosi completamente alla sua volontà e fidandosi del suo Amore.

«Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono». Impegniamoci sempre a seguire la volontà del Pastore, ad udire la sua voce e a seguirlo per le strade del mondo. C’è tanta voglia di indipendenza in giro, anche nel gregge della Chiesa. C’è chi pensa di poter camminare non dietro, ma davanti al Pastore, o chi critica la strada che il Pastore ha deciso di far intraprendere al gregge. Stiamo attenti! Più che cercare l’indipendenza, costruiamo ogni giorno l’interdipendenza: un rapporto di reciproca dipendenza. La fede è una relazione autentica tra Dio, me stesso e gli altri. Se togliamo da questa relazione uno solo dei tre elementi non possiamo dire di vivere la fede. Fra Dio, me stesso e gli altri c’è interdipendenza e non indipendenza. Perciò, seguire il Pastore restando nel gregge significa coltivare questa relazione di interdipendenza dove ognuno porta con sé carismi e limiti ma continua a camminare insieme agli altri, verso un’unica meta. Ecco la Chiesa.

Chiediamo al Signore, in questa Giornata di preghiera per le vocazioni, di mandarci non tanti ma santi pastori, capaci di mantenere unito il gregge in cammino dietro il Buon Pastore. Uomini e donne che sanno mettere la loro vita nelle mani di Dio e che si fidano di quelle mani, anche quando indicano mete difficili, anche quando prendono più di quello che si pensa di avere.

Mani e spalle: il Pastore ci prende per mano o ci porta sulle spalle quando il cammino diventa difficile. Le mani e le spalle ce li abbiamo tutti e quindi tutti possiamo imitare il buon Pastore, prendendo per mano chi ha smarrito la sua strada o portando sulle spalle chi è crollato sotto il peso della vita.

Buon cammino, insieme.

Posted by:don Ivan Licinio

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