XXXIV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO /B
SOLENNITÀ DI NOSTRO SIGNORE GESÙ CRISTO RE DELL’UNIVERSO

Dal Vangelo secondo Giovanni (18,33-37)

In quel tempo, Pilato disse a Gesù: «Sei tu il re dei Giudei?». Gesù rispose: «Dici questo da te, oppure altri ti hanno parlato di me?». Pilato disse: «Sono forse io Giudeo? La tua gente e i capi dei sacerdoti ti hanno consegnato a me. Che cosa hai fatto?».
Rispose Gesù: «Il mio regno non è di questo mondo; se il mio regno fosse di questo mondo, i miei servitori avrebbero combattuto perché non fossi consegnato ai Giudei; ma il mio regno non è di quaggiù».
Allora Pilato gli disse: «Dunque tu sei re?». Rispose Gesù: «Tu lo dici: io sono re. Per questo io sono nato e per questo sono venuto nel mondo: per dare testimonianza alla verità. Chiunque è dalla verità, ascolta la mia voce».

Con la solennità odierna di Nostro Signore Gesù Cristo Re dell’Universo, si chiude l’anno liturgico. Domenica prossima inizieremo il tempo di Avvento in preparazione al Santo Natale.

I toni altisonanti del profeta Daniele e del libro dell’Apocalisse che mettono in risalto il potere della maestà divina capace di estendersi per tutto l’universo, lasciano il passo ad un brano tratto dalla Passione di Gesù, dove tutto sembra finire senza gloria né onore, o meglio è quello che noi, con la nostra logica umana, pensiamo accada.
Potremmo chiederci: dov’è la regalità di Cristo, prigioniero e umiliato?
È nella sua libertà!

Due autorità regali una di fronte all’altra eppure chi ha paura non è il prigioniero ma il carceriere. Nonostante il suo potere imperiale e le sue legioni, Pilato è prigioniero delle sue paure, mentre Gesù è un re disarmato che la verità ha fatto libero; Gesù non ha paura, non fa paura, libera dalla paura, insegna a dipendere solo da ciò che si ama. Gesù è libero perché è vero, non è compromesso con il potere ma ha il potere di comprometterci con Dio. Quello che ci insegna Gesù è un potere diverso: non un prevalere sugli altri ma un rivalutare ognuno, non un potere di vita o di morte ma una morte che dona la vita: è il potere dell’amore.
Con il suo sacrificio, compiuto liberamente e per amore, Gesù dona a tutti noi la possibilità di appartenere al suo Regno. La croce diventa, allora, il trono dal quale Gesù esercita il potere dell’amore e la corona di spine sul suo capo ci ricorda quanto dolore, molte volte, l’amore autentico comporta. Ma è quest’Amore, più forte della morte, che dà un senso ai nostri giorni; è quest’Amore che troveremo ad aspettarci alla sera della vita; è quest’Amore che continua a far girare il mondo, nonostante tutto.
I regni della terra, si combattono, il potere di quaggiù ha l’anima della guerra, si nutre di violenza. Il Regno, invece, che Cristo è venuto ad instaurare è un Regno di pace, di giustizia, di carità. Un Regno dove tutto è capovolto: il Re non si fa servire ma si fa servo; non spezza nessuno ma spezza se stesso; non versa il sangue di nessuno ma versa il suo sangue; non sacrifica nessuno ma sacrifica se stesso. Ecco perché il Regno di Gesù non è di questo mondo perché qui siamo disposti a sacrificare tutto e tutti per il potere, per i soldi, per il piacere. Eppure il Regno di Dio è già in mezzo a noi ogni qualvolta, come Gesù, doniamo noi stessi per amore e non restiamo indifferenti al grido dei poveri; ogni qualvolta diamo testimonianza alla verità e restiamo liberi da tutto quello che ci incatena al nostro egoismo.

Al termine di un anno liturgico siamo chiamati, perciò, a tirare un po’ le somme tra l’Amore ricevuto e quello donato. Fatto il nostro bilancio personale, lo consegneremo al tempo di Avvento, ormai alle porte. Lasciamo oggi un Gesù Re dell’Universo e ci prepariamo alla venuta di un Gesù Bambino, che si ostina ancora a nascere in mezzo a noi. Quasi a dire che abbiamo sempre la possibilità di rinascere, di iniziare tutto daccapo. Impariamo da Maria a dire il nostro “Eccomi” alla volontà di Dio.

Mi rendo conto di quanto sia difficile oggi fare tutto questo e so anche che la paura potrebbe bloccarci fino al punto di perdere noi stessi, così come ha spinto Pilato a condannare chi gli stava davanti. Eppure senza la paura di Pilato non avremmo conosciuto il coraggio di Gesù. Questo per dire che il Signore si serve anche e soprattutto delle nostre fragilità per manifestare la grandezza del suo Amore. Non è facile vivere nella verità ed abbandonare la paura ma per questo motivo la gloria del Re dell’Universo passa proprio per la croce. Gesù è lì con le braccia aperte, dona tutto di sé e non prende niente. Sulla croce Gesù muore ostinatamente amando. Ma non è la fine di tutto, anzi tutto ripartirà da quel gesto di amore. Pilato questo non lo può sapere, ma noi lo sappiamo bene. Sappiamo bene che ogni volta che decidiamo di far morire in noi tutto quello che ci impedisce di essere liberi, di essere veri e di amare davvero, possiamo rinnovarci, possiamo ripartire e, insieme con noi, rinasce chi ci sta intorno, le persone care, quelle che ci incontrano, il mondo, l’universo. Sì, l’universo intero, perché l’amore non ha confini.

Buon cammino, insieme.

Posted by:don Ivan Licinio

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...