Chi ama non possiede ma libera

XXVII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

(Clicca qui per leggere la liturgia della parola di oggi)

Ancora una parabola sulla vigna, ancora parole semplici per spiegare concetti complessi ma fondamentali per comprendere la missione di Gesù.

Il padrone del terreno è il Signore, la vigna piantata siamo noi. Il padrone non fa mancare niente alla sua vigna: la circonda con la tenerezza di una siepe, la rende produttiva grazie al torchio, la difende con una torre. Il padrone ama la sua vigna.
Ma cosa uccide l’amore? L’egoismo. Anteporre noi stessi all’altro e addirittura a Dio. I vignaioli vogliono possedere la vigna, la vogliono sfruttare, vogliono prendere senza dare. Desiderano diventare padroni di ciò che non gli appartiene. Purtroppo c’è chi si comporta così con il suo partner, con i colleghi, con la natura.
Gesù, invece, ci insegna che l’amore non è mai possesso, ma dono, condivisione, servizio. Chi ama davvero non trattiene ma libera. L’amore è qualcosa che non possiamo possedere perché è prima di noi e sarà dopo di noi. Siamo chiamati a custodirlo, coltivarlo, difenderlo e, attraverso di noi, a farlo fruttificare.
Per quanto il Signore si sia fidato di noi nell’affidarci tutto quanto e dandoci potere su ogni cosa, non dobbiamo mai sostituirci a Lui. Noi siamo le creature non il Creatore, ma troppe volte invertiamo i ruoli, tradendo la sua fiducia. Tuttavia il Signore non si stanca di mandarci i suoi servi a ricordarci che l’amore va restituito a chi ce lo ha donato. Nella parabola il riferimento è ai profeti dell’epoca, ma anche oggi ci sono profeti che restano inascoltati o addirittura vengono uccisi perché, con la loro sola presenza, ci ricordano che l’amore è servizio agli altri e non proprietà privata. Messaggeri di Dio sono gli ammalati, gli anziani, i giovani in difficoltà, gli immigrati, gli scartati in genere e chiunque abbia bisogno di quell’amore che noi coltiviamo dentro il nostro cuore. Certo è difficile amare tutti, ma sarà infine Gesù stesso ad insegnarci l’amore autentico sulla croce.

Siamo chiamati a portare frutto perché in ognuno di noi c’è il seme buono dell’amore di Dio. In tutti noi. Non lasciamolo soffocare dall’egoismo ma impariamo a coltivare pazientemente l’amore nei nostri gesti, nelle nostre relazioni, nella nostra vita!

Buon cammino, insieme.

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