Gesù e i Tom Tom

Incontro con i giovani della diocesi di Potenza – Muro Lucano – Marsico Nuovo

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Il giorno dopo Giovanni stava ancora là con due dei suoi discepoli e, fissando lo sguardo su Gesù che passava, disse: “Ecco l’agnello di Dio!”. E i suoi due discepoli, sentendolo parlare così, seguirono Gesù. Gesù allora si voltò e, osservando che essi lo seguivano, disse loro: “Che cosa cercate?”. Gli risposero: “Rabbì – che, tradotto, significa Maestro -, dove dimori?”. Disse loro: “Venite e vedrete”. Andarono dunque e videro dove egli dimorava e quel giorno rimasero con lui; erano circa le quattro del pomeriggio. (Gv 1,35-39).

Punti della riflessione

* La vita è come un viaggio durante il quale, ogni tanto, perdiamo di vista qual è la meta, ci perdiamo. Il senso di smarrimento ci assale quando perdiamo dei punti di riferimento, qualunque essi siano: amici che ci deludono, una famiglia che si spacca, un amore che finisce, la classe che ci tradisce, la morte improvvisa di una persona cara, il gruppo dell’associazione o della parrocchia nel quale non ci si sente più accolti.

* Altra difficoltà della vita può essere la paura di intraprendere un viaggio verso una meta che non si conosce. Un nuovo percorso che ci allontana dalle sicurezze conquistate finora: l’università fuori sede, un lavoro lontano, una relazione a distanza, un’esperienza all’estero o comunque lontano da casa. Non conosciamo le strade di queste mete perché non ce le insegnano più.

* Come si fa oggi a raggiungere un luogo che non si conosce? Tom Tom! Imposti la destinazione e via! Ma noi tutti sappiamo che non è poi così semplice. Delegare agli altri il nostro viaggio è sempre un rischio. Come per il Tom Tom, o ti fidi o niente. Altrimenti si è costretti a chiedere ai passanti, ma becchiamo sempre quello che non è del posto o quello che ci dà le indicazioni sbagliate. Quanti falsi profeti incontriamo ogni giorno che indicano false mete…

* I discepoli del Vangelo si fidano di Giovanni Battista. Lui gli indica chi seguire. Voi di chi vi fidate oggi? Gesù ha dei titoli per essere creduto: è l’”Agnello di Dio”, espressione forte e sintetica che esprime Gesù come colui che dà la sua vita in sacrificio (“agnello”) per testimoniare all’uomo l’amore del Padre (“di Dio”); Egli è anche “Rabbi” (citato in aramaico): il Maestro.

* Ma come si arriva a Gesù? Maestro dove abiti? Quando si imposta la destinazione sul Tom Tom il navigatore ci chiede che tipo di percorso si vuole fare:

strada senza pedaggio: la via semplice, le scorciatoie senza sacrifici. Questa strada è quella che però puntualmente ci fa perdere in un vicolo stretto di un paesino sperduto.

strada panoramica: bella, con panorami emozionanti, ma lunga, lunghissima, senza prendersi nessuna responsabilità, senza affrontare anche le cose brutte. “Vivere come in una bolla di sapone” (Papa Francesco), nell’illusione che sia tutto bello e vorremmo che non finisse mai.

autostrada: sicura, veloce (anche se con qualche limite), senza eccessive difficoltà, una garanzia. Ma basta una deviazione non prevista, un lavoro in corso e “ricalcolo”!

* Ma allora come si arriva a Gesù? Maestro dove abiti? Dio dove sei? È una domanda di senso quella che noi ci facciamo oggi. Chi di noi non se l’è mai fatta? A leggere il Vangelo sembra che l’unico modo per incontrare Gesù è “fare nettamente inversione a U”! U come umanità; U come ultimi; U come umile; U come unito a Lui; U come unico.

* Gesù fa inversione verso i discepoli e chiede “Chi cercate?”. Badate bene, chiede “chi” e non “cosa” cercate perché la fede nasce dall’incontro con una Persona. E oggi lo chiede pure a me, a te e a noi tutti: Chi cercate? Che Dio volete? “Voi chi dite che io sia?”, chiederà più avanti ai suoi discepoli.

Dio all’inizio del mondo ci aveva chiesto: “Adamo dove sei?” (Gen 3,8). E ora siamo noi a chiedergli “Maestro dove abiti?”. La fede è un continuo ricercarsi di Dio e dell’Uomo: l’uno non può stare senza l’altro. A Maddalena che lo cercava tra i morti, Gesù chiese: “Chi cerchi?” (Gv 20, 15) e solo allora, illuminata dalla sua presenza, lo vide risorto, vide cioè quello che Gesù già era, il vivente. Fidandoci del Maestro ci mettiamo in viaggio.

* “Venite e vedrete”. La fede è, ancora, qualcosa di concreto che ci mette in movimento. I due discepoli trovano Cristo, perché Lui si fa trovare da loro, dando il suo indirizzo, anzi invitandoli a casa sua. E loro consentono di spostarsi, andare in una casa fino ad allora ignota. Anche voi vi siete spostati oggi; forse seguendo l’invito del “vostro” Battista: il parroco, l’educatore, l’amico, la suora. Se abbiamo detto che la vita è un viaggio, la fede è un viaggio nella vita. Non possiamo “restare fermi sul divano” (Papa Francesco).

* A ciascuno la sua ora. L’incontro può avvenire di giorno e di notte, come Nicodemo (Gv 3,1). Di giorno a qualsiasi ora: per diversi discepoli all’alba (Gv 21,4), per la samaritana a mezzogiorno (Gv 4,6), per questi due alle quattro del pomeriggio. Sì, perché la data della ricerca la fissa il cuore, non il calendario. Ma vi è, vi deve essere la prima volta di un incontro, magari dentro una esperienza di fede che viene da sempre. Basta saper scegliere quale via prendere, perché ogni strada può portare dalla terra al cielo e può portare il cielo sulla terra.

* Ora siete nella casa del Maestro. Ora avete l’occasione di stare con Lui, di chiedergli ciò che vi portate nel cuore. Avete in questo tempo un’occasione speciale. Si chiama Sinodo. Fate sentire alla Chiesa quello che vi portate dentro. È finito il tempo in cui vi davamo risposte a domande che non ci ponevate. Ora è il vostro momento: sarete voi a fare le domande alle quali tenete e la Chiesa ad avere l’onere della risposta.

* Questo tempo ha bisogno di un’inversione. Ha bisogno che voi giovani lo invertiate. Solo voi potete farlo! Bisogna riportare la nostra epoca sulla strada verso la casa del Maestro. Una casa comune dove, stando, fermandoci insieme, possiamo riconoscere davvero chi è Gesù per ciascuno di noi. Non basta camminare insieme a Lui, bisogna fermarsi con Lui (cfr i discepoli di Emmaus).

* Buon viaggio! “Che sia un’andata o un ritorno, che sia una vita o solo un giorno, che sia per sempre o un secondo, l’incanto sarà godersi un po’ la strada…”

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