DOMENICA DELLE PALME /A

Iniziamo oggi l’ultimo tratto del nostro cammino verso la Pasqua. Forse sarà quello più difficile, più impegnativo perché scava nelle profondità del nostro cuore mettendo a nudo le nostre fragilità. Siamo accanto a Gesù mentre istituisce l’Eucarestia, nell’ora della sua preghiera angosciata nell’orto degli ulivi, nel Pretorio e poi sul Golgota, sotto la croce. Inizia la settimana della passione: termine che può indicare sia la grande sofferenza che l’immenso amore del Figlio di Dio.

Nel racconto della Passione di Gesù, chi siamo noi?
Giuda che tradisce l’amore di Gesù o Pietro che lo rinnega?
Pilato che se ne lava le mani o il Cireneo che aiuta a portare la croce?
Chi siamo noi nella vita di tutti i giorni?
Con Pirandello potremmo dire uno, nessuno e centomila perché la realtà è che in ognuno di noi si alternano tutti questi personaggi che abbiamo incontrato oggi.
C’è una cosa, però, che li accomuna e che può aiutarci a discernere il grado di maturità della nostra fede: il tipo di conoscenza che hanno di Gesù.
Usando questo fattore, possiamo capire alcune modalità di fede.

C’è la fede modalità Giudei che, pur avendo visto Gesù tutti i giorni a insegnare nel Tempio, non lo conoscono, tanto da aver bisogno di un segno di Giuda. È il livello di fede di quelli che, pur partecipando alla vita della Chiesa, sono sempre alla ricerca di un segno, di un prodigio, che indichi la presenza di Dio. Poi accade che quando Gesù passa per le loro strade siano incapaci di riconoscerlo e addirittura lo “arrestano”. Ma Gesù riesce a stare comunque in loro compagnia affinché si manifesti la gloria del Padre.

C’è la fede modalità Giuda che conosce chi è davvero Gesù ma lo indica solo per farlo catturare. Con un bacio, segno di amore, Giuda tradisce l’Amore per interessi personali. È un tradimento grave anteporre se stessi a Dio e agli altri. È la fede di chi conosce Gesù solo quando ha fame (colui che ha messo con me la mano nel piatto), cioè quando ha bisogno di lui per soddisfare i suoi desideri, ma è incapace di andare oltre la figura di un Dio da ingraziarsi (magari con qualche offerta generosa) per evitare castighi e ottenere benefici per la sua vita.

C’è la fede modalità Pietro che, per paura, dirà di non conoscere quell’uomo per poi pentirsene amaramente. Fa tenerezza Pietro. Proprio lui che era stato l’unico a saper rispondere alla domanda di Gesù (Voi chi dite che io sia? Tu sei il Cristo!) ora non ha lo stesso coraggio di testimoniare la sua conoscenza di Gesù. È la fede di chi, di fronte alle tante provocazioni mondane, preferisce rispondere “non lo conosco” piuttosto che farsi lievito del cambiamento, luce nelle tenebre e sale lì dove la vita ha perso sapore. Ma Pietro sarà anche quello che riconoscerà Gesù dopo la risurrezione e saprà indicarlo agli altri, riscattandosi, così, dal suo rinnegamento: a testimonianza del fatto che tutti possiamo aver paura di dire sì a Dio, ma Lui non smetterà mai di darci occasioni per farlo.

C’è la fede modalità Pilato che, non conosce Gesù, ma vuole solo sapere se è re, preoccupato com’è di rispettare le leggi di Roma e di mantenere gli equilibri. È la fede di chi non si sporca le mani, del politicamente corretto, del diplomatico. Di quello che pensa di rispettare tutte le regole, i comandamenti, i precetti e le norme ma non sa più fra quali cavilli ha lasciato il cuore. Una fede che vede Dio solo come giudice ma dimentica troppo spesso che è anche Padre misericordioso. Una fede che ha come slogan abbiamo sempre fatto così e che è completamente chiusa alla creatività dello Spirito. E per questo, forse, che, nel Vangelo di Matteo, Gesù resta in silenzio davanti a Pilato perché, a chi ha una fede così, non riesce proprio a parlare.

Infine c’è la fede modalità Cireneo, l’ultimo arrivato, che non conosce Gesù ma che accetta comunque di portare la sua croce, venendo così promosso sul campo a discepolo: l’unico a condividere un po’ del peso di Gesù e a poter guardare, per l’ultima volta, negli occhi di Dio. È la fede di chi si è avvicinato a Gesù in un momento difficile o di chi ha scoperto Gesù aiutando chi era in difficoltà. Una fede fatta di dolore e sudore, a volte di costrizioni ma per lo più di soddisfazioni. Ci sono tanti cirenei e tanti aspettano che un cireneo incroci la loro personalissima via crucis. Ci vuole una fede forte per portare certe croci ed è sempre un dono di Dio. Come per il Cireneo che non chiede di portare la croce ma trova la forza per farlo stando accanto a Gesù.

Si potrebbe dire ancora qualcosina sul Centurione che riconosce il Figlio di Dio da come muore piuttosto da come ha vissuto, o su Giuseppe di Arimatea che, anche dinanzi allo sconforto della morte di Gesù, quando tutto sembra essere finito, continua a manifestare la sua fede dinanzi ai potenti. Tuttavia, credo che le modalità che abbiamo scoperto insieme oggi siano già abbastanza impegnative. Perciò che dire? Non ci resta che scegliere. Potremmo ritrovarci in una, in due o in nessuna perché, in fondo, siamo sempre uno, nessuno e centomila.

Buon cammino, insieme.

Posted by:don Ivan Licinio

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