III DOMENICA DI QUARESIMA /A

Entriamo in punta di piedi in una pagina evangelica intima e profonda. Il dialogo tra Gesù e la Samaritana al pozzo è uno degli incontri più belli e simbolici di sempre.

Non si tratta di un incontro casuale; il versetto precedente a quello iniziale del Vangelo che abbiamo ascoltato oggi, ci informa che «bisognava che lui passasse attraverso la Samaria» (Gv 4,4). Di per sé non occorreva passare proprio di lì. Gesù poteva seguire la via normale della Transgiordania, evitando di attraversare una terra considerata infedele. E invece no, «bisogna» farlo. Questo bisogna torna più volte nel Vangelo ed è quasi sempre in riferimento al sacrificio di Gesù: «Come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo» (Gv 3,14). Gesù sente il bisogno di incontrare i lontani per riportarli all’unica famiglia del Padre. Per questo l’incontro con la Samaritana – l’incontro con tutti quelli che vivono o si sentono lontani da Dio – è un incontro organizzato. D’altronde, diceva Einstein, che «il caso è la firma di Dio quando vuole restare anonimo». E non è un caso, appunto, che l’incontro avvenga proprio alla stessa ora della Passione – l’ora sesta – e che il dialogo fra i due inizi con le ultime parole di Gesù sulla croce: ho sete. Siamo di fronte ad una storia d’Amore.

Ed eccolo qui Gesù; solo, affaticato dal viaggio e seduto, vicino al pozzo. I discepoli sono andati verso la città a comprare da mangiare. Oltre a Gesù non c’è nessun altro affinché l’incontro avvenga nella solitudine, in quel segreto del cuore dove Dio vede, in quell’abisso che ci portiamo dentro e che è richiamato dall’immagine del pozzo.

Arriva la Samaritana. Questa donna ha avuto cinque mariti e ora convive con un altro uomo; possiamo solo immaginare cosa dicessero di lei gli altri quando s’incontravano al pozzo per attingere l’acqua. Quanti pettegolezzi su di lei, quante dicerie e pregiudizi. Questa donna è stata isolata dalla comunità e, di conseguenza, lei stessa ha scelto di isolarsi. Ecco perché, per andare a prendere l’acqua al pozzo, sfrutta un orario nel quale può sfuggire a occhi indiscreti. Sa che nessuno l’aspetta. Invece Gesù aspetta proprio lei. Ma lei non si aspetta né di incontrarlo né tantomeno che quel maestro, giudeo, rivolgesse la Parola a lei, una donna di cattiva fama e perlopiù samaritana, cioè eretica.

Dammi da bere!

La richiesta che Gesù le rivolge pare strana alla Samaritana. Suona come l’avance di uno che vuole abbordarla. Ha capito bene. È proprio l’inizio di un corteggiamento! Nella storia biblica, ai bordi di un pozzo, diversi personaggi hanno corteggiato le loro future spose, ma Gesù, a differenza di loro, non esibisce forza e coraggio ma la propria debolezza. Ha sete anche lui, come la donna che viene ad attingere e questa sete li accomuna.

Di cosa abbiamo sete? Dobbiamo chiedercelo perché c’è acqua e acqua, come c’è vita e vita. C’è infatti un’acqua stagnante, morta, e un’altra mossa dal respiro dell’amore, che zampilla in vita eterna. Scegliamo quale acqua vogliamo bere, perché non tutte soddisfano la nostra sete. La donna samaritana ha avuto sei uomini eppure non ha ancora trovato ciò che desidera.

E qual è la sete di Gesù? Gesù ha sete di me, di te, di tutti noi.

Se tu conoscessi il dono di Dio… C’è un inganno a proposito della nostra sete: tutti vogliamo la felicità che viene dall’amore. Ma non è un salario da guadagnare o qualcosa che si ottiene con fatica, come l’acqua in fondo al pozzo. L’acqua vivente di cui abbiamo davvero sete è dono di Dio, è Dio stesso che si dona: è l’amore del Padre che tanto ama il mondo da donare suo Figlio (cfr. Gv 3,16), perché in lui ognuno diventi figlio. La nostra sete è appagata solo se conosciamo l’amore del Padre per noi: uno vive e ama nella misura in cui si sente accolto e amato. Questo è il dono al quale Gesù cerca di aprire il cuore della Samaritana, perché glielo chieda. Solo così può darglielo.

È straordinario pensare che noi, con le nostre debolezze, siamo l’acqua che Gesù desidera. A volte ci chiediamo se Dio sia all’altezza di rispondere alle nostre esigenze; talvolta pensiamo che altri sappiano farlo meglio di lui. Signore, non hai con che attingere… E invece Gesù è lì che ci aspetta quando meno ce l’aspettiamo, pronto a donarci quell’acqua di cui abbiamo bisogno e che non ci farà avere più sete; un’acqua che ci darà la forza per continuare il cammino; un’acqua che non si esaurirà mai. È lo Spirito il dono che Gesù fa alla Samaritana, in lui la donna ha trovato il suo vero sposo, la sua ragione di vita. Allora essa lo chiamerà «Mio Sposo» e dimenticherà il nome degli idoli ai quali si è prostituita. […] La non-amata sarà finalmente amata. Così profetava Osea, in Samaria (cfr. Os 2,16-25). Anche noi, amici carissimi, siamo chiamati ad abbandonare tutte quelle cose alle quali ci siamo prostituiti pur di soddisfare la nostra sete. Come la Samaritana, dopo aver riconosciuto il dono grande fattole da Gesù, abbandoniamo le nostre brocche, segno della schiavitù di avere sempre qualcosa da riempire ma che puntualmente si svuota. Lasciamoci incontrare da Gesù accanto al pozzo dei nostri errori, nella profondità del nostro cuore dove il desiderio di felicità, ristagna. Sia Lui a smuovere le acque perché tutti riabbia in noi un significato, perché la sua acqua possa ridonarci la vita.

E dopo corriamo a dirlo a tutti, senza vergogna come fa la Samaritana. Ora può incontrare i suoi concittadini a testa alta perché ha trovato qualcuno che l’ha sempre desiderata, qualcuno che, con umanità e senza giudicarla, più che mostrarle le sue mancanze, le ha donato ciò che le mancava.

Auguro a me e a tutti voi di poter sempre bere dell’acqua di Cristo, come la Samaritana, come gli invitati alle nozze di Cana, senza dimenticare che nel giorno della croce, Cristo verserà sangue ed acqua per la nostra salvezza. Ma a differenza del pio popolo ebraico sotto la croce, i samaritani, infedeli, sapranno riconoscere in Gesù il Salvatore del mondo, quando è ancora in vita.

Non aspettiamo che sia troppo tardi per bere, potremmo morire di disidratazione spirituale! Gesù è la sorgente d’acqua viva, lo Sposo che cerca la sposa infedele per darle il suo amore. La Chiesa, ognuno di noi, come la donna di Samaria, trova in Gesù lo Sposo che la riscatta dai suoi fallimenti e le dona il suo Spirito di Figlio, per amare e dissetare i cuori aridi di chi ha sempre più sete di amore.

Buon cammino, insieme.

 

Posted by:don Ivan Licinio

3 risposte a "Dimmi che sete hai e ti dirò chi sei"

  1. Molto bella questa pagina del Vangelo. All’inizio della mia conversione, non riuscivo a credere che Dio stesse chiamando anche me, visto che ne avevo combinate di cotte e di crude. E’ stato grazie a questo episodio e anche grazie a Maria Maddalena se, con tutta la mia imperfezione e miseria, ho deciso di bere quest’acqua. Buon cammino anche a te 😊, don Ivan.

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  2. ASSETATI DI VITA
    di Fausto Corsetti

    L’attesa è l’abilità di riconoscere la completezza nel dettaglio e, stupiti, provarne intima riconoscenza. Accade, talvolta, di non vedere nulla o nessuno che desti attenzione, di non avvertire più alcun interesse, di non provare dentro più alcuna passione, di non coltivare più alcuna curiosità, di non assecondare più alcuna sfida, di non lasciarsi sedurre più da alcun sogno.
    Tutto appare già sufficientemente noto, sperimentato, appreso, accaduto. Soltanto il “dovere” o un radicato “senso di responsabilità” sembra dare senso a giornate diventate troppo uguali o scontate.
    La prova o anche, per altre ragioni, l’appagamento riescono, troppo spesso, a soffocare il desiderio di cercare, di inseguire, di costruire, di sognare, di incontrare, di imparare. Allora il desiderio diventa nostalgia, il sogno illusione, il futuro disincanto, il presente fatica, la vita sopravvivenza.
    Senza attesa, senza trepidazione, senza incertezze, senza bisogni non solo non c’è futuro, ma nemmeno presente.
    Soltanto la sete e il bisogno rendono possibile il cammino, la ricerca, la passione, il desiderio.
    Un poeta appagato dalla vita potrebbe mai abbandonarsi davanti al foglio bianco?
    Un pittore nauseato dalla realtà potrebbe mai dare vita ai colori?
    Potrebbe mai raccontare qualcosa di nuovo la penna di uno scrittore incapace di andare oltre le apparenze dei fatti e dei sentimenti?
    Potrebbe mai inseguire la persona amata colui che rimane concentrato su di sé e sulle proprie aspettative?
    La sete è la vera guida della nostra esistenza: insegna al fiore a trattenere la rugiada della notte; muove i passi degli animali alla spasmodica ricerca di lontane pozze d’acqua; spinge l’uomo a chiedere.
    Dove c’è sazietà non vi è slancio, dove c’è appagamento non vi è cammino. Se non c’è inquietudine non vi è desiderio e tanto meno voglia di vivere. La sete, la sete di trovare pace, di ricevere tenerezza, di donare amore, di portare gioia, indica che non si è ancora arrivati, non si è ancora trovato, non si è ancora ricevuto, non si è ancora donato.
    La sete è incompiutezza, ma resta almeno una buona ragione… per vivere. Solo la sete permette a due amanti di ritrovarsi a sera con la stessa trepidazione, sorpresa, attesa del primo incontro. Solo la sete consente di vivere questa nostra esistenza come un grande dono, come una incessante attesa, come una raccolta mai completata di frammenti che lasciano presagire la Completezza.

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