#Pilloladelmattino

Una piccola raccolta di alcuni miei scritti per iniziare la giornata in un modo diverso.

 

Troppe volte ci ritroviamo a combattere da soli.
Con le spalle scoperte e contro qualcosa, o qualcuno, che sembra essere sempre più forte di noi.
Soli a difenderci dall’ipocrisia, soli ad organizzare la speranza, soli a lottare per i nostri sogni, soli a credere che qualcosa può davvero cambiare. Che fatica!
Ma è proprio quando decidi di arrenderti che ti accorgi di non essere il solo che sta combattendo da solo. Ognuno sta combattendo la sua battaglia – magari la tua stessa battaglia – in una solitudine silenziosa, nascosta dietro un sorriso o un caffè.
Allora capisci che non sei solo a combattere ma alcune battaglie le devi combattere da solo.
Perché, in fondo, tutto quello che vogliamo combattere fuori di noi è dentro di noi. 

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Posso chiederti una cortesia?
Ridi!
Lo so che hai mille pensieri, mille problemi, mille motivi per cui non hai voglia di farlo, ma per favore non privare il mondo – e chi ti vuole bene – della tua risata.
Ridi con gli occhi se non vuoi sembrare sciocco agli estranei o ridi in compagnia di chi ti conosce davvero, ma non far terminare la tua giornata senza aver riso almeno una volta: sarebbe stata una giornata inutile.
Il riso è il sole che scaccia l’inverno dal volto umano e chi non è capace di ridere non va preso sul serio.
Credo profondamente nel potere del riso, e delle lacrime, come antidoto all’odio e al terrore.
Perciò scegli per cosa ridere o scegli per cosa piangere, ma scegli sempre di ridere di te stesso: ti divertirai moltissimo! 

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Lascia perdere.
(Lascia che si perda)
Lascia perdere la ragione fra le emozioni del cuore.
Lascia perdere l’orgoglio nelle mille fragilità dell’uomo.
Lascia perdere chi ti è attaccato così che trovi la sua strada.
Lascia perdere l’immagine nelle pozzanghere della follia.
Lascia perdere un po’ di te nell’anima di chi ami, così che saprà cosa perde chi ti lascia. 

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Se soffri è perché dal dolore ne potrai trarre benefici futuri e non per “volontà” di Dio.
Quante volte abbiamo pensato che nostra madre ci avesse lasciato soffrire sulla sedia del dentista senza intervenire? E invece ci stava solo facendo del bene, anche vedendoci soffrire.
Anche Dio agisce così con noi.
Ma non basta soffrire. Bisogna anche saper soffrire. Solo così il dolore educa, matura, riscatta. Chi non ha sofferto, non sa niente: non conosce né il bene né il male, non conosce gli uomini, non conosce sé stesso, non può neanche dire di essere vivo.
Di una sola sofferenza bisogna avere davvero paura: non poter più amare.
Perciò ama, ama e ancora ama! E se pure l’amore ti fa soffrire, tu continua ad amare, perché l’amore si cura con l’amore. 

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Ama senza possedere.
Solamente l’amore libero dalle catene del possesso è amore pieno. Riesce a donare e ad accogliere con la bellezza e la pienezza di una brezza mattutina che ci sfiora con tutti suoni della vita ma non ci appartiene.
Se stringi troppo forte a te la persona che ami corri il rischio di abbracciare te stesso.
Chi ama libera. 

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Vivi con semplicità.
L’uomo comprende tutto, salvo ciò che è perfettamente semplice.
È capace di produrre più certificati che abbracci, di scrivere più password che parole d’amore, di chattare con mille persone piuttosto che incontrarne una davvero.
C’è chi, quasi per hobby, s’impegna a rendere tutto più difficile.
Ma è semplice rendere le cose complicate, più complicato è renderle semplici.
Allora vivi con semplicità e pensa con grandezza.
Perché complicare le cose?
Le cose indispensabili alla felicità umana sono semplici, così semplici che le persone complicate non sanno trovarle.
Alla fin fine, la via più facile per essere felici è fare il bene.
Semplicemente. 

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Tutti siamo provati e tutti proviamo a cambiare.
Siamo continuamente provati dalla vita, dalla gente, dal dolore, dal lavoro, dall’amore, da noi stessi.
E per essere trovati preparati a queste prove, proviamo continuamente a cambiare!
“Riprovaci con lui…”; “prova a cambiare un po’ il tuo carattere…”; “prova ad essere più comprensibile…”; “prova a pensare di non essere l’unico…”, e così via. Quanti consigli di prova!
Più che gli esami, sono le prove quelle che non finiscono mai. Ecco perché vedo tante persone con l’ansia da prova.
Ma ogni tanto proviamo a fallire!
Il fallimento deve essere il nostro insegnante, non il nostro becchino. Il fallimento è ritardo, non sconfitta. È un intoppo temporaneo, non un vicolo cieco. Il fallimento è qualcosa che possiamo evitare solo non dicendo nulla, non facendo nulla, non essendo nulla.
Meglio essere un fallimento in qualcosa che ci piace, piuttosto che un successo in qualcosa che odiamo.
Solo dal fallimento s’impara a cambiare.
Prova. 

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Non aspettarti grandi cose dalla vita perché la vita stessa è già una grande cosa!
Ogni grande viaggio inizia da un piccolo, insignificante, passo al ritmo calmo di una passeggiata.
Così anche la passeggiata della vita.
Quale e quanta forza, poi, aggiunge l’incontro con la persona giusta che ti fa sentire di non essere più solo.
Così, fra una valle fiorita e una montagna da scalare, fra il sole dell’amore e la pioggia del dolore, la scalata continua. E alla fine, forse, non siamo arrivati dove intendevamo andare, ma siamo finiti dove avevamo bisogno di essere. 

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Sii umile.
La vanità è il peggiore dei difetti, perché inganna noi stessi.
Per quanto tu sia bravo, ci sarà sempre qualcuno più bravo di te.
Per quanto forte tu sia, ci sarà sempre qualcuno più forte di te.
Perciò, sii umile. La vita è una lunga lezione d’umiltà.
Vantarsi, poi, di cosa?
Quanta gente pia fa dell’umiltà la propria presunzione!
La vanità ci fa perdere il senso delle proporzioni e finiamo col cadere nel ridicolo.
Ridi ti te stesso, ma non farti ridere dietro. 

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Tradisce solo chi ha amato. Altrimenti non è tradimento ma boicottaggio.
L’esperienza di Gesù ci insegna che non si dà amore senza possibilità di tradimento, così come non si dà tradimento se non all’interno di un rapporto d’amore. A tradire infatti non sono i nemici né tanto meno gli estranei, ma i padri, le madri, i figli, i fratelli, le mogli, i mariti, gli amici. Solo loro possono tradire, perché su di loro un giorno abbiamo investito il nostro amore.
Tradire, allora, significa smettere di essere dalla stessa parte, smettere di volere che l’altra persona stia bene, smettere di prendersi cura di lei. Tradire significa lasciare l’altro da solo proprio quando ha bisogno di noi. Non esserci quando si deve. Far credere a chi ci vive accanto che niente è cambiato anche quando niente è più come prima.
E questo vale soprattutto per se stessi. L’essere traditi apre una ferita profonda, ma tradire se stessi è un po’ come morire. E Giuda, purtroppo, lo sa bene.. 

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Quale è il primo dovere dell’uomo?
La risposta è breve: essere se stesso.
In un mondo che fa del suo meglio per renderti un altro non smettere mai di essere te stesso, anche se questo significa combattere la battaglia più ardua che un essere umano possa combattere; ma tu non smettere mai di lottare!
Piacerai ad alcune persone e ad altre no? Pazienza. Almeno saprai che alle persone a cui piaci, piaci perché tu sei così.
Quando uno non vive come pensa, finisce per pensare come vivere, perciò fai ciò che ami, ama ciò che fai, e mantieni più di quanto hai promesso. 

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Vuoi salire nella vita?
Due sono i gradini che devi conquistare: l’amore e il servizio.
Chi ama ma non serve è solo un egoista e chi serve senza amore è solo un narcisista.
Amare e servire tutti e tutto, solo così potrai essere veramente qualcuno nella vita e non un pallone gonfiato che più in alto va, più rischia di scoppiare e schiantarsi a terra. 

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Metti in conto il fallimento.
Un uomo può fallire molte volte, ma non diventa un fallito finché non comincia a dare la colpa a qualcun altro.
Qualunque fallimento, qualunque perdita, non riguarda mai la totalità del nostro essere. È sempre la sconfitta di un nostro progetto, di un amore, di un sogno, di un’aspirazione.
E noi, anche se non lo sappiamo, siamo sempre qualcosa in più di ciò che abbiamo scelto di essere e di amare.
“Ma io ho sempre tentato e ho sempre fallito”. Non discutere. Fallisci ancora. Fallisci meglio.
Anche il più terribile fallimento, anche il peggiore, il più irrimediabile degli errori, è di gran lunga preferibile al non averci provato. 

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Non trovare scuse per chiedere scusa…
Non aspettare che arrivi il momento giusto perché è già tardi.
Chiedi perdono!
Offri perdono!
Gli uomini perdono senza perdono.
Perdono la gioia; perdono la speranza; perdono l’amore.
Perciò, per quanto difficile sia, per quanto sia grande l’offesa ricevuta, o compiuta, sappi che chiedere e donare perdono è la strada giusta: l’unica strada verso la libertà.
Perdonare significa aprire la porta per liberare qualcuno e realizzare che eri tu il prigioniero.
Chi non riesce a perdonare distrugge il ponte sul quale egli stesso dovrà passare prima o poi; perché ogni uomo ha bisogno di essere perdonato.
Occhio per occhio, e il mondo intero diventerebbe cieco.
Forse quella persona non merita il tuo perdono? Ma tu certamente meriti la pace del cuore. Perciò perdona e chiedi di essere perdonato!
Perché per un uomo che vive senza il perdono nel cuore, vivere è punizione peggiore di morire. 

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Fermati a guardare le piccole cose.
Il mondo è pieno di cose ovvie che nessuno si prende mai la cura di osservare. Eppure nulla è insignificante per chi non cerca di imporre un significato unico alle cose.
Un bacio non è mai solo un bacio e una lacrima non è solo dell’acqua che bagna un viso.
Nella vita ci sono cose che ti cerchi e altre che ti vengono a cercare, ma le cose che più amiamo sono quelle che più temiamo di perdere.
E queste sono le piccole cose: il buongiorno di un amico, il sole dalla finestra, le guance rosse di chi ti vuole bene, il sorriso di mamma, il silenzio a fine giornata.
Perciò non cercare la felicità nelle grandi cose fuori di te, piuttosto allena gli occhi per trovarla nel tuo cuore: la meraviglia è in noi e non nelle cose. Ma è dalle piccole cose che conosciamo noi stessi. 

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Impara sempre da chi ti sta di fronte.
Tu non puoi essere il giudice di nessuno, se non lo sei pure di te stesso; perciò non credere di essere superiore, né di poter dare lezioni di vita solo perché sei l’unico che ha capito come va il mondo.
Se ci mettessimo al posto delle altre persone non sentiremmo più la gelosia e l’odio che tanto spesso sentiamo per esse; e se mettessimo altri al nostro posto, l’orgoglio e la presunzione diminuirebbero di molto.
Perciò cammina accanto agli altri, senza la presunzione di superarli.
Rallenta quando l’altro arranca e ha bisogno di aiuto.
Fai un passo indietro quando ti rendi conto che altri possono fare meglio di te.
Così alla fine della corsa ti troverai a festeggiare con tanti amici e non da solo.

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Cerca di vivere con equilibrio, anche dentro l’agitazione della vita quotidiana.
Non lasciarti portare dall’onda disordinata che coinvolge tutto e tutti.
Puoi lavorare molto, avere grandi attività, ma non tralasciare mai di fare tutto a suo tempo e modo, con equilibrio.
Lo dico prima a me e poi lo suggerisco a te.
Riservati del tempo per stare con gli amici, per leggere, per giocare o semplicemente per stare un po’ con te stesso. Non per piangerti addosso ma per scoprire il grande dono che sei. 

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Capita che quando siamo soli vogliamo stare con gli altri, e quando siamo con gli altri vogliamo stare soli.
La solitudine può essere una tremenda condanna o una meravigliosa conquista. Perché o ci fa ritrovare o ci fa perdere noi stessi.
Oggi essere soli non è la stessa cosa che rimanere isolati su una montagna: vuol dire non essere percepiti, non avere un senso in mezzo alla gente, sentirsi soli tra tante persone. Si ritrova da solo colui a cui nessuno attribuisce un significato, colui che vive ma si sente inutile.
Decidi tu quando stare da solo e non permettere a nessuno di farti sentire solo, di lasciarti solo, di isolarti. La vita non è solitudine ma condivisione, appartenenza, attaccamento. Però c’è una cosa che puoi fare solo tu: sognare.
E non smettere mai. 

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Cerca di essere umile in tutte le circostanze. Umiltà non è dire «sì» a tutto e a tutti, né predicare a tutti che siamo umili.
Così come non è conformarsi a tutto quello che gli altri dicono.
Umiltà è sapere esattamente quello che siamo e quello che valiamo. È conoscersi, cercando di correggere sinceramente i nostri difetti e non voler imporci agli altri.
Chi è umile, in generale, non sa che lo è. Ma chi non è umile, pensa di esserlo! 

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Se non lotti per ciò che desideri, non piangere per ciò che perdi.
Impegnati ad andare oltre: le convinzioni, l’egoismo, l’ignoranza, i luoghi comuni, il tuo naso.
Non cercare la persona giusta per te, preoccupati di esserlo tu per gli altri. Non aspettare che gli altri cambino, sii tu la differenza che aspetti dagli altri.
Come gli alberi puoi perdere le foglie ma non le radici: cambia idea ma resta saldo nei tuoi ideali.
So che tutto questo che ti dico è difficile, ma quando desideri qualcosa con tutto il cuore, non esiste niente che possa fermarti, se non le tue paure. 

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Perché fuggi?
Scegliere la strada più facile è solo un modo più onorevole per fuggire. Da certe cose, da certa gente non puoi scappare: ti restano addosso, ti si piantano dentro. E quando pure pensi di essere fuggito dalle tue paure, ecco, un momento solo che ti fermi, loro sono lì ad aspettarti. Allora a che serve fuggire? Pure se uno riesce a fuggire da una gabbia, non finirà col ritrovarsi in un’altra, solo più grande? E anche in amore vince chi fugge solo se c’è qualcuno che lo insegue.
Puoi fuggire più veloce e più lontano che puoi, ma la verità è che, dovunque tu vada, resti sempre dove sei.
Dalla vita e da se stessi non si può scappare, ma nessuno ci vieta di crearci delle vie di fuga!
Possiamo evadere con la mente da un posto in cui non vorremmo stare: ho visto tanti fuggire senza muoversi dal loro posto, sfruttando quella momentanea distrazione per sparire.
Stare con chi ti ascolta è una via di fuga. Trovare un abbraccio inatteso è una via di fuga. Prendersi un caffè in compagnia del panorama è una via di fuga. Ridere, ridere è una grande via di fuga.
E l’amore? Per prima cosa costruite tutte le vie di fuga possibili. Non dovete mai sospettare che l’altro rimanga perché non se ne poteva andare. 

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Siamo stanchi. Sempre più.
Stanchi di sopportare, di tacere, di subire, di soffrire e, paradossalmente, c’è pure chi è stanco di essere amato.
Ci stanchiamo di tutto perché niente, in fondo, è come vorremmo.
Ci stanchiamo subito delle cose perché ce ne sono sempre di nuove. Ci stanchiamo degli altri, ma l’idea che gli altri possano stancarsi di noi ci offende. Ci stanchiamo di noi perché non siamo diventati quello che volevamo essere, quando, forse, ci siamo solo stancati di combattere per diventarlo.
In fondo il pavimento potrebbe essere visto come un soffitto stanco, ma pur sempre un soffitto: destinato a stare in alto.
Allora anche tu non stancarti di desiderare le altezze, quello per cui sei stato creato. Vinci la stanchezza con il potere dei sogni. Non farti prendere dal vuoto della stanchezza ma dalla forza della vita.
Perchè ogni bambino che nasce ci ricorda che Dio non è ancora stanco degli uomini.

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