II Domenica del tempo ordinario/A

“Ecco l’Agnello di Dio”

Giovanni Battista indica Gesù con un titolo che spiazza tutti: l’Agnello di Dio. Abituati a sacrificare agnelli per tenersi buono Dio, gli ebrei non riescono a vedere in Gesù un Dio che si sacrifica per tenersi buoni gli uomini. L’agnello inerme, simbolo di innocenza e fragilità, diventa così l’immagine più potente di Dio. Ma gli ebrei di allora hanno lasciato a noi cristiani di oggi la stessa incredulità. Anche noi non riusciamo ancora ad abituarci all’idea di un Dio che si fa agnello, che si fa piccolo, che si lascia prendere dalle braccia di Maria e dalle nostre mani nell’Eucarestia che riceviamo durante la comunione.

Ci aspettiamo Dio nelle grandi manifestazioni, nei fenomeni paranormali, nelle catastrofi naturali, nella potenza e, ahimè negli ultimi tempi, anche nella violenza. Siamo davvero così incapaci di incontrare Dio nel sorriso di un neonato, in una carezza inaspettata, in una parola di consolazione, in un gesto di comprensione. Nelle cose piccole insomma, come il sussurro di una brezza leggera (1Re 19,12), gli spiccioli della vedova (Lc 21,2), il granello di senapa e il lievito della pasta (Mt 13,31-33). Dio si fa piccolo per entrare in quelle fessure della nostra storia lacerata dal peccato.

Ecco l’agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo!

Quante volte lo abbiamo sentito dire durante la Messa, ma c’è una differenza: Giovanni parla di peccato e non di peccati. E ha ragione. Uno solo è il vero peccato all’origine di tutti gli altri: non amare! Quando non amiamo Dio, noi stessi e il prossimo, cominciamo mille gesti sbagliati con cui continuamente laceriamo il tessuto del mondo, sfilacciandone la bellezza. Quando non amiamo come Gesù ci ha amato iniziano le divisioni, la violenza, l’egoismo, il possesso, la vita si spegne. L’Agnello di Dio ci insegna che l’amore è dono, gratuito e totale. Se ami non metti se, però e ma. O ami o non ami. Gesù ha dato una forma all’amore: la croce. Lì c’è tutta l’essenza dell’amore vero.

Vuoi vivere davvero, una vita più vera e bella? Produci amore. Immettilo nel mondo, fallo scorrere… E diventerai anche tu guaritore della vita. Lo diventerai seguendo l’agnello (Ap 14,4). Seguirlo vuol dire amare ciò che lui amava, desiderare ciò che lui desiderava, rifiutare ciò che lui rifiutava, e toccare quelli che lui toccava, e come lui li toccava, con la sua delicatezza, concretezza, amorevolezza. Essere solari e fiduciosi nella vita, negli uomini e in Dio. Perché la strada dell’agnello è la strada della felicità.
Ecco vi mando come agnelli… vi mando a togliere, con mitezza, il male: braccia aperte donate da Dio al mondo, braccia di un Dio agnello, inerme eppure più forte di ogni Erode. (p. Ermes Ronchi)

Cammina in compagnia dell’Agnello, lasciati guidare da Lui. E ogni sacrificio, se fatto con amore, sarà la vera rivoluzione che il mondo si aspetta: la rivoluzione della tenerezza.

Posted by:don Ivan Licinio

Una risposta a "La compagnia dell’Agnello"

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