Quando ho riletto il Vangelo di Matteo che oggi la liturgia della Parola ci propone, mi sono rattristato. Una cosa che non mi fa vivere bene con me stesso è il fatto che non ricordo più i miei sogni. Mi arrabbio e mi chiedo: a che serve una notte se non puoi sognare? Che senso ha chiudere gli occhi se poi non ricordi quello che vedi nel mondo fantastico che è in te?
Da bambino raccontavo i miei sogni a mamma, appena sveglio. Poi, purtroppo, un po’ i ritmi frenetici per raggiungere il liceo la mattina, un po’ quella stupida convinzione di essere grandi per certe cose, mi hanno fatto perdere l’abitudine. Ho perso i sogni. Sì, perché le cose quando non le racconti – o le scrivi come in questo momento – le perdi, per sempre. Potrai ricordare il nucleo, ma perdi i particolari, le sfumature, i dettagli del racconto.

Mi chiedo: e se Giuseppe non avesse seguito il suo sogno? Cosa sarebbe successo? Ve la immaginate Maria senza Giuseppe o la grotta con una ragazza madre, il suo bambino, ma senza il papà, seppur putativo?

Se c’è una cosa che oggi il Vangelo ci insegna è sognare! Perché molte volte i nostri sogni coincidono con i sogni di Dio, anzi, nel caso di Giuseppe, è proprio il sogno il luogo privilegiato da Dio per incontrare le nostre paure e i nostri timori. “Non temere” è l’espressione preferita di Dio per entrare in dialogo con noi. Non temere di sognare!

Purtroppo oggi, tante volte ci scontriamo con chi non è più capace di sognare. Troppo spesso i sogni, soprattutto quelli dei giovani, si scontrano con i “abbiamo sempre fatto così”, “niente mai cambierà”, “pensi di cambiare il mondo?”: espressioni tipiche di chi ha smesso di sognare il suo futuro e un futuro migliore. I sogni dei giovani ci interrogano, ci sfidano, ci mandano in crisi, per questo gli abbiamo insegnato a non sognare più…
I sogni dei piccoli sono la risorsa più bella della Chiesa e di una Nazione. Sono amati dal Padre. Lasciamoli sognare, lasciamoli cambiare la nostra vita monotona e grigia. Non invidiamoli, non ostacoliamoli ma lasciamoci prendere dal loro entusiasmo e dalla loro creatività.
Cosa ci costa sognare? Vuoi vedere che davvero lo cambiamo questo mondo?

Posted by:don Ivan Licinio

Una risposta a "Giuseppe: l’uomo dei sogni"

  1. SOGNI

    di Fausto Corsetti

    Quando ovunque sovrasta il silenzio e ogni cosa resta avviluppata dal grande freddo non è facile pensare a come sarà il tempo della fertilità, il tempo della pienezza dei frutti. Giocherellare con un seme nella mano che anticipa qualcosa che verrà, che certamente si compirà, ma che ancora non si vede, non si può vedere: promessa di un inedito che accadrà spontaneamente e soltanto al tempo giusto.
    Giusto è lo spazio di un quaderno bianco, colmo di fogli vuoti, per raccogliere frammenti di vita che divengono veri quando incontrano, abbracciano i giorni che passano, quando tessono relazioni e vissuti che non si ripetono uguali, che durano, che non si offrono mai in modo scontato o prevedibile.
    Tutto inizia fragile, piccolo, inevidente. Tutto passa attraverso il tempo della sosta, la stagione delle domande, il coraggio della ricerca, la sfida del sogno, la fermezza del proposito. Chi siede al tavolo per tracciare le prime linee di un grande disegno reca già dentro di sé ciò che troverà forma e dettaglio solo dopo lunghi tempi di lavorazione. Immaginare già compiuto qualcosa che non si può ancora toccare con mano è la condizione di fattibilità del sogno stesso.
    Non si tratta di cercare qualcosa di ideale ma di avere, di coltivare, di alimentare, nel cuore e nella mente, un ideale, un sogno, un progetto.
    Ogni inizio di un nuovo anno ci spinge a coltivare pensieri nuovi, a proporci obiettivi esigenti, a intraprendere percorsi inediti.
    Verrà certamente il tempo della prova, non mancheranno le paludi della tristezza e dello sconforto, si conosceranno scoraggiamento e fatica, ma non potrebbe essere altrimenti: è la vita, la nostra vita!
    Chi vive di timore o di esitazione, alla fine, vede la propria vita dissolversi proprio tra quelle mani che la volevano custodire, trattenere, proteggere.
    E’ rischio la vita. Ma soprattutto sogni, desideri, progetti che si esprimono in un movimento continuo di cambiamenti. Quegli stessi mutamenti che leggiamo ripetersi nell’avvicendarsi delle stagioni.
    Così è la vita: luogo e tempo di semina e di raccolto; luogo di lavoro; tempo di attesa e soddisfazione, tempo di cura attenta, responsabile, operosa; tempo di progettazione e di realizzazione; luogo per alimentare e custodire sapori e valori che danno gusto e profumo nuovo al succedersi mai uguale di notte e giorno, di freddo e caldo, di sospensione e compimento.
    E’ un’esistenza fatta di simboli e di affetti, di ritorni e di riti, che costellano di luce e di magia proprio quelle notti lunghe che noi tutti conosciamo. Notti d’inverno. Penetrando il cielo profondo e oscuro, la vita invita ad uscire dal proprio piccolo comodo rifugio, a guardare lontano, forse alla ricerca di una traccia, di un segnale che porti conferma e conforto al proprio cammino, per continuare ad inseguire, con fiducia e speranza, sogni e progetti.

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