IV Domenica di Quaresima

Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna. (Gv 3,16)

Non vada perduto.

Mi ricorda tanto mia madre quando facevo i capricci sul cibo.

Non ne voglio più… 
– Mangia che niente deve andare perso!
In quella logica che niente deve essere scartato perché gli avanzi non si possono buttare, ma tutto è buono, sempre.
Molte volte ci sentiamo così: degli scarti. Ci sentiamo messi di parte, non sappiamo qual è il nostro posto, pensiamo di essere in più. Non ci consideriamo più buoni.
Ci andiamo a buttare in non-luoghi dove crediamo di poter recuperare la nostra utilità, il significato profondo del nostro esistere, la felicità. Ma alla fine è solo uno scappare verso un altro piatto che non è mai tanto fondo da poter contenere tutte le nostre speranze. È allora che non sappiamo più a quale tavola sedere e, come Nicodemo, vaghiamo nella notte.
Scartati dall’Io.
Ci sentiamo scarti quando confrontandoci con noi stessi assolutizziamo le nostre fragilità, i nostri peccati, tutti quegli errori, piccoli o grandi, che non ci permettono di fare pace con il nostro passato e di guardare al presente con serenità. Questo esercizio di autodistruzione ci porta alla convinzione di non valere nulla, di essere, appunto, degli scarti. Più evidenziamo ciò che di male c’è in noi più ci sentiamo inadatti, inutili e indegni addirittura di vivere.
Scartati da Dio.
Se poi allarghi questa pratica masochista al tuo rapporto con Dio, arriverai a pensare che, a causa del tuo peccato, delle tue infedeltà e della tue cattiveria, Dio ti abbia messo da parte, si sia scordato di te, ti abbia abbandonato, perché, in fondo, sei un caso perso, un piatto vuoto. Non sentirsi degni di sé coincide, troppe volte, con il non sentirsi degni di Dio. E questo compromette la nostra fiducia in Dio, fiducia-fede che non riesce più ad esprimersi con la preghiera e con la vita.
Scartati da tutti.
Infine, per innumerevoli motivi, puoi sentirti scartato dagli amici, dalla famiglia, dalle persone che ami. Poi ci sono quelli che sono scartati un po’ da tutti: gli anziani o gli ammalati non più produttivi; i disabili che devono convivere con stili sociali, economici e civili pensati per una società di normodotati; i giovani che non trovano spazio di realizzazione in un mondo di adulti mai sazi; gli immigrati che vorremmo scartare ancor prima che arrivino; i separati o i divorziati che alcune comunità fanno sentire come lo scarto dei fedeli; i bambini abortiti, scartati perché inattesi o perché non corrispondenti ai propri desideri.

Dio ha tanto amato il mondo.
Ma la letizia di questa Domenica sta nel fatto che Dio preferisce proprio gli scarti! Non frequenta i ristoranti di lusso, ovvero quelli che sono convinti di essere buoni e perfetti, ma privilegia le bettole, gli scarti della vita. Chiunque crede in lui non si perde, non va a male. Le normali etichette dicono: conservare in luogo asciutto e non esporre a fonti di calore. Noi invece, quando pensiamo di essere scarti, dobbiamo fare esattamente il contrario: dobbiamo conservare in nostro cuore in modo che possa essere bagnato dalla misericordia di Dio ed esporre la nostra vita alla calda luce del Suo Volto!

Gustate e vedete quanto è buono il Signore! (Sal 33). Se crediamo in un Dio così avremo la vita eterna, saremo sempre appetitosi. Proprio come quegli avanzi che, riscaldati alla sera, sono sempre più buoni di prima!

Posted by:don Ivan Licinio

3 risposte a "Dio e i ristoranti di lusso"

      1. Sì. 😊 da un lato queste parole mi rincuorano. Sai perché mi sento uno scarto? Perché vivo in una grossa sofferenza da un paio d’anni. Ho vissuto un sacco di dolori (magari voluti da me perché vivevo lontana da Dio), anche prima di questi due anni. Aspetto un aiuto o una svolta. E mi aggrappo e mi sono aggrappata a Dio con tutte le mie forze, chiedendogli di liberarmi. Allora, mi dico che Dio non può essere interpellato per queste cose (o almeno molti coi quali mi confronto ni rispondono così). In parole povere: Aspetto che risponde ad una mia preghiera, o grazia. E non è un “capriccio”. In più, mi rimprovero dicendomi che allora non sono degna di seguire Cristo se gli chiedo di mettere fine alla mia sofferenza. PS non so se mi sono spiegata: Ma ho l’ennesimo caos interiore!

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