In ricordo di Don Raffaele de Leonardis, la mia prima trasparenza di Dio, a vent’anni dalla sua scomparsa.
Mi vedo ancora in quella sacrestia a provare le prime battute di Miseria e Nobiltà. Accanto ho un nutrito gruppo di ragazzi molto più grandi, mentre di fronte a me c’è un uomo alto, vestito di nero che con la voce in falsetto, mostra la parte di Bettina ad una giovanissima Rosaria, quella che poi sarebbe diventata la mia educatrice ACR. Questo è il primo ricordo che ho di don Raffaele e questo è anche il primo ricordo che ho dell’incontro, per la prima volta nella mia vita, con un prete. Ogni volta che ci penso mi viene da sorridere. E voi ricordate la prima volta che avete incontrato un prete nella vostra vita? Forse al catechismo o forse ne ricorderete una Messa, io l’ho incontrato mentre ci faceva teatro. Ed è stato amore a prima vista.
Don Raffaele appassionava perché per primo ci metteva passione nelle cose che faceva, affascinava con il suo sguardo sempre fisso su di te ma allo stesso tempo che scrutava oltre di te, dentro. Aveva una profonda umanità che gli permetteva di entrare nel cuore come l’amico di sempre, come una parte stessa di te. Sapeva trovare il bello e il buono in ognuno perché lui conosceva la Bellezza: la sua straordinaria capacità artistica non era altro che la raffigurazione di ciò che si portava dentro, la contemplazione dell’Eterno, della Bellezza infinita di Dio.
Era un un uomo semplice e un prete complesso, e forse per questo non sempre capito. Credo che se fosse nato giusto dieci anni più tardi avrebbe sofferto di meno la solitudine del profeta. Sì, perché don Raffaele è stato profetico: nei gesti, nello stile di vita sacerdotale, nella pastorale scolastica e parrocchiale, nel modo di evangelizzare Cristo con i nuovi strumenti della comunicazione sociale, nell’arte liturgica, nella costruzione non solo della nuova chiesa ma soprattutto di una Comunità nuova. Senza mai pensare di trovarsi in periferia, perché Tre Ponti era il centro, il centro del suo cuore e del suo ministero sacerdotale.
Don Raffaele quanto ti sarebbe piaciuto Papa Francesco!
Oggi, sono vent’anni che ci hai lasciato.
Te sei andato in fretta, come di fretta andavi sempre. Non ho avuto neanche il tempo di dirti che quel monello in tonaca che ti serviva all’altare alla fine ha deciso di prendere la tua stessa strada.
So che ti avrei riempito di gioia ma anche di tante preoccupazioni, perché sapevi già quello che mi aspettava. Non ti nascondo, caro confratello, che tante volte sarei voluto correre da te a piangere sulla tua spalla amica per le difficoltà che ho incontrato da prete e poi tornarmene di nuovo al ministero consolato dal tuo sorriso carico di serenità. Ora ti capisco, sai, quando alla sera ti ritiravi esausto trascinandoti per le scale a chiocciola verso la canonica. La tua non era solo una stanchezza fisica, – anche perché non ti risparmiavi in niente! – ma anche e soprattutto una stanchezza dell’anima, troppe volte delusa, che si accollava le fragilità di tante altre anime e che imparava giorno dopo giorno a conoscere i suoi limiti.
Se fossi stato ancora qui, nel giorno della mia ordinazione avrei avuto la gioia di vederti nel presbiterio e quanto avrei voluto sentire il calore delle tue mani sulla mia testa, quasi a trattenerla questa mia testa calda.
Eppure io ti ho visto! Ho alzato gli occhi al cielo e tu eri lì, fra i mosaici degli angeli che fanno capolino sull’altare maggiore del Santuario. E dove sennò? In un’opera d’arte come lo è stata tutta la tua vita, fra gli angeli come lo sei stato per me e tantissimi altri, in cielo a mirare la Vergine Immacolata straordinariamente più bella di quel donnone verde che ti portarono a coronamento dei tuoi bellissimi mosaici e che accogliesti per educazione ma storcendo il naso.
Se oggi sono prete è perché tu hai saputo seminare e Dio ha avuto la tua stessa capa tosta di continuare a irrigare e a zappare intorno al mio cuore. Ti sei preso perciò una responsabilità, non dimenticarti di me, come io non mi dimenticherò mai di te.
Non vedo l’ora di concelebrare con te per l’eternità.
Posted by:don Ivan Licinio

Una risposta a "Prima uomo e poi prete"

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