II Domenica del Tempo ordinario

Dapprima fu una storia di sguardi.

È dagli occhi che capisci una persona come sta e cosa desidera. Con gli occhi si parla molto meglio che con la bocca. A mia madre bastava uno sguardo per rimproverarmi, mentre dal modo in cui mi guardava la mia ragazza (ebbene sì, anche io ero fidanzato!) capivo quando era il momento di una carezza. Inizia sempre così una storia, dagli occhi. Lui che guarda lei, lei che ricambia e abbassando lo sguardo gli fa capire: “non sarà così facile conquistarmi!”.

Guardare è scegliere e scegliere, molte volte, significa amare.

Anche nel Vangelo di oggi c’è una storia di sguardi, di occhi che si incrociano e che pongono domande, e di risposte che cambiano la vita.

C’è lo sguardo di Giovanni. Il suo è lo sguardo dell’educatore,

quello che accompagna, indica agli altri una direzione precisa in cui guardare. Giovanni ha gli occhi carichi di gioia per aver incontrato Gesù nella sua storia. Una gioia così grande che due occhi da soli non possono contenere e che, necessariamente si fa condivisione fino a far provare agli altri la medesima gioia dell’incontro che cambia la vita. Giovanni indica l’Agnello ai suoi discepoli e poi, come ogni buon educatore, fa un passo indietro perché lui «deve diminuire, mentre Gesù deve portare frutto» e rinviare come «amico dello sposo» all’unico vero Sposo (Gv 3,27-30).

C’è poi lo sguardo di Gesù, lo sguardo dell’innamorato. 

Il Maestro osserva i due discepoli che lo stanno seguendo e domanda loro: «Che cosa cercate?». Lo chiederà altre due volte nel Vangelo di Giovanni: al momento dell’arresto e alla Maddalena dopo la resurrezione. L’innamorato sa che l’amore è una continua ricerca, che passa dalle delusioni ma che porta ad una nuova vita. Gesù domanda “che cosa” e non “chi” cercate perché  il cammino di ricerca di quei discepoli è appena iniziato e non sanno che di fronte hanno già l’Amore di Dio fatto uomo. I discepoli cercano ancora qualcosa ma non sanno bene di cosa si tratti. Ognuno di noi è in cerca di senso, perennemente alla ricerca delle chiavi interpretative dell’esistenza. «Rabbì dove dimori?», ecco quello che cercano i discepoli, e che cerchiamo tutti noi: una casa, un luogo dove possano sperimentare la serenità, la sicurezza, la tenerezza, l’amore. Il Regno che Gesù è venuto a portare, la promessa della dimora eterna del cielo, ma anche l’annuncio che Dio desidera abitare il nostro cuore. Il Paradiso! Non solo quello del cielo dove si fa il caffè, ma quello che abbiamo già dentro di noi e su questa terra se non perdiamo nessuna delle parole di Gesù. Perpiacere cerchiamo il Paradiso con e nella nostra vita. Incamminiamoci dietro di Lui, c’invita a seguirlo: «Venite e vedrete».

Lo sguardo dei due discepoli, invece, è quello dei bambini. 

Uno sguardo carico di stupore e di meraviglia che si apre alla bellezza e trasforma, attraverso gli occhi, il cuore. I due, smarriti per le vie della vita, hanno trovato casa, hanno incontrato il senso del loro vagare, si stanno godendo la meta del loro viaggio. E proprio come fanno i bambini quando si trovano bene in compagnia, così anche i discepoli non si staccano più dall’Amico del loro cuore e restano con Lui. Erano circa le quattro del pomeriggio: alcuni orari nella vita non si dimenticano mai. I due discepoli sono passati dallo stare con Giovanni al rimanere con Gesù, dopo aver accettato il suo invito ad andare a vedere.

Una storia di sguardi che ha cambiato la vita dei due discepoli, ma anche un cerchio che si chiude. Come Giovanni ha indicato ai suoi discepoli Gesù, i discepoli, dopo aver sperimentato il suo amore, desiderano farlo conoscere anche agli altri. Andrea, uno dei due, esprime la passione contagiosa dell’evangelizzazione e si fionda dal fratello Simone perché muore dalla voglia di condividere con lui l’incontro con il Messia. Non si limita a raccontare la sua esperienza di Cristo ma accompagna all’incontro con Cristo: pedagogia dell’educatore.

Questa volta è Gesù a fissare lo sguardo su Simone, e come accadrà anche con altri in seguito, fissatolo lo amò. L’amore di Gesù crea, dona vita nuova e infatti anche la vita di Simone, dopo quest’incontro, cambierà a partire proprio dal nome: sarà chiamato Cefa, che significa Pietro. Inizia un cammino straordinario che non si è mai concluso e che prosegue nella storia di ciascuno di noi, nello sguardo continuo fra il nostro cuore e quello di Gesù che non si stanca mai di dirci: “vieni e vedi” il mio amore per te.

Posted by:don Ivan Licinio

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