EPIFANIA DEL SIGNORE

Quelle dei Magi sono le statuine meno consumate dei nostri presepi. Neanche il tempo di metterli che già dobbiamo riporli nel cellophane o nei fogli vecchi di giornale, come si usa dalle nostre parti.
Eppure queste figure affascinanti, quasi mitiche, e che ci riportano puntualmente alla fine delle feste natalizie, conservano per noi un significato profondo che va oltre la cornice in cui vengono collocati dalla tradizione.
Per cominciare potremmo dire che il viaggio è una dimensione che appartiene a tutti noi e dalla quale non possiamo prescindere, anche se è la meta che rende interessante l’esperienza del viaggio. E noi oggi condividiamo con i Magi il desiderio che li ha spinti a mettersi in cammino: «Siamo venuti ad adorarlo». La stella della nostra fede ci ha guidati, facendoci superare gli ostacoli e le difficoltà frapposti lungo il cammino.
Ma la fede diventa stella polare solo quando acquistiamo la consapevolezza interiore della sua fondamentale importanza, solo quando realmente ci affidiamo a Dio, nonostante tutto. Questo, ad esempio, è il problema di Erode. All’udire dai Magi della nascita di un nuovo Re, egli teme di “perdere il posto”. La sua non è una preoccupazione occupazionale, comune purtroppo a tanti nostri fratelli e sorelle in questo tempo di crisi, è piuttosto la paura di perdere il potere, di essere messo da parte: fede vuol dire, infatti, decentramento. Togliere, cioè, dal centro il nostro Io per mettere al suo posto Dio, e, in ultima analisi, mettere al centro l’altro. Molte, troppe volte, invece, seguiamo il “Vangelo secondo Me” e, per paura, ci accartocciamo in noi stessi, chiudendoci alle esigenze dei più deboli, che puntualmente vengono eliminati, proprio come Erode fece con la strage degli innocenti.
Ma il cammino dei Magi, il nostro cammino, prosegue lasciandosi Erode alle spalle, fino a giungere, grazie alla stella, in una semplice grotta di Betlemme. «Videro il bambino e sua madre», e noi, proprio come fecero i Magi, non possiamo fare a meno di inginocchiarci e offrire i nostri doni di fronte a quella visione beatifica. Offriamo anche noi oro, incenso e mirra.
Offriamo l’oro, cioè la cosa più preziosa che abbiamo: la nostra vita, noi stessi. Desideriamo affidarla alle mani di Gesù per mezzo di Maria, sicuri che qualsiasi uso ne farà sarà quello giusto, sarà quello secondo il suo progetto, sarà quello che ci porterà alla felicità vera ed eterna, anche se, come lui, dovremo passare per la croce.
Offriamo l’incenso, la nostra preghiera che sale a Dio. L’incenso delle nostre richieste di aiuto, di consolazione, di incoraggiamento. Doniamo a lui le nostre difficoltà, la nostra precarietà, i nostri progetti e le nostre aspettative, le ansie, i dolori, le gioie e ancora una volta chiediamo il dono del suo Santo Spirito affinché ci dia la forza di guardare sempre avanti, di rialzarci ogni volta che cadiamo.
Infine doniamo la mirra. Questo che fra i tre è il dono più sconosciuto e vittima, soprattutto fra i bambini, di confusione con altri termini come, ad esempio, la birra. La mirra è un preziosissimo profumo che anticamente veniva usato come medicamento o per l’unzione dei cadaveri prima della sepoltura. Questo dono Cristo non l’ha mai usato. Le donne non hanno avuto il tempo di usarlo, perché nel giorno stabilito, recandosi alla sua tomba, la trovarono vuota. Ci piace pensare, allora, che questo regalo il Signore lo “ricicli”, lo doni, cioè, nuovamente a ciascuno di noi: dobbiamo essere profumo di Cristo. La mirra serva a lenire le ferite e a profumare la vita lì dove c’è puzza di morte.
Alla fine del Vangelo di oggi, i Magi «se ne tornarono per un’altra strada», convertiti dalla visione della Santa Famiglia. E noi? Come desideriamo concluderlo il nostro viaggio? Siamo aperti alla conversione? Non pensiate che la conversione sia un’esperienza mistica che accade una sola volta nella vita. Bisogna convertirsi ogni giorno!
Ve lo aspettavate che i Magi avessero tutto questo da dirci?
Auguri a tutti voi! Da domani riprenderemo le nostre attività quotidiane, sperando che Natale non abbia lasciato solo chili di troppo e pandori da smaltire, ma una Luce nuova. Andiamo avanti nel viaggio della nostra vita e, se pure dovesse farsi notte intorno a noi, guardiamo verso il cielo, guardiamo verso l’alto perché sicuramente troveremo la stella a guidare i nostri passi, ad insegnarci che c’è sempre un istante nella notte in cui rinasce il giorno.
Posted by:don Ivan Licinio

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