Nella vicenda dell’omicidio del giovane diciassettenne di Napoli non c’è nessuno da difendere, come non c’è nessuno da martirizzare. C’è solo da piangere.

Il proiettile del carabiniere è stata solo la causa della sua morte biologica, ma Davide era stato ucciso ancor prima che lui nascesse, più di 60 anni fa, quando fu costruito il suo quartiere.
Leggendo un reportage sul rione Traiano ho appreso alcuni dati che, purtroppo, non mi meravigliano più:

  • “Il rione Traiano ospita 55 mila anime, ammassati come mosche. A progettare l’avveniristico rione furono chiamati architetti di fama, ma il risultato – come a volte accade – fu di dar vita a un ammasso di palazzine basse e minuscole, dalle finestre senza luce e dagli spazi angusti, immerse in un quadrilatero squallido ma talmente squadrato e ben definito nelle entrate e nelle uscite da apparire quasi realizzato allo scopo primario di favorire il più possibile il malaffare di camorra”.

  • “La maggior parte delle scuole del rione è stata depredata più volte negli anni. Un liceo, il Copernico, ha chiesto addirittura di essere chiuso e trasferito altrove, dopo aver consegnato spontaneamente tutti i computer e i tivù color ai carabinieri onde evitare ulteriori furti”.

  • “L’Anm, la società che gestisce gli autobus, ha deciso di non rinnovare più i mezzi lungo la linea che attraversa il rione: troppi sono stati i finestrini dei C18 devastati dalle pietre che in via Tertulliano i figli del boss si divertono a lanciare contro l’autista che invano accelera per salvarsi dalla lapidazione”

Ad uccidere Davide, perciò, è stata l’assenza dello Stato. Uno Stato che cerca di riparare a quest’assenza aumentando i commissariati e le caserme ma non i servizi sociali, i parchi, le scuole, i luoghi di aggregazione. Uno Stato che taglia ma non semina, pota ma non irriga.
Ma anche noi, che formiamo lo Stato, abbiamo ucciso Davide. Lo abbiamo ucciso con la nostra assenza. L’assenza dalle cabine elettorali, dalle manifestazioni di protesta, dalla presa di coscienza, dall’impegno per il bene comune. Omertà ed egoismo hanno fatto il resto.

Per questo motivo, a rischio di andare contro l’opinione comune della cultura gomorriana, credo che l’altra vittima di questo sistema malato sia proprio il giovane carabiniere. Messo lì a rappresentare lo Stato con le armi. Quando le armi di uno Stato dovrebbero essere cultura, benessere sanitario, uguaglianza sociale, pari opportunità di diventare da grandi ciò che si sogna da bambino.
Indipendentemente dal quartiere in cui si nasce.

Posted by:don Ivan Licinio

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