A Pompei, tra pochi giorni, dovrebbe aprirsi una sala scommesse. Ancora un’altra.

È impressionante, e allo stesso tempo preoccupante, il moltiplicarsi di questo tipo di attività commerciali che negli ultimi anni hanno affollato (o soffocato) un territorio così piccolo come il nostro. Dopo la grande ex concessionaria Opel, i numerosi locali sparsi qua e là nel centro e l’antico deposito della FS, quest’ultima sala slot aprirà i battenti in pieno centro storico a due passi dalla scuola elementare e dal Santuario. Ma non è questo il problema.

Il problema che mi sono posto è un altro, forse più complesso e perciò fuori dalle chiacchiere da bar o da passeggiata in piazza. Noi preti, che ascoltiamo, confessiamo, entriamo nelle case della nostra comunità, conosciamo per esperienza diretta gli effetti devastanti che la ludopatia può avere su un uomo e peggio ancora sulla sua famiglia. Fenomeno che, a causa della crisi, sempre più si sta diffondendo anche tra i giovani che scommettono su quel futuro che noi adulti non abbiamo saputo insegnargli attraverso l’impegno, i sacrifici e le rinunce.
Dai numeri del lotto al poker online, dalla “bolletta” alle “macchinette”, dal gratta e vinci ogni cosa come una casa, una vacanza, uno stipendio fisso, quando il gioco diventa una malattia, l’uomo è spersonificato e diventa una merce di scambio: i soldi in cambio della vita, come il più classico dei furti.

Sì, perché di furto si tratta. Furto della personalità, della dignità, del tempo dedicato a sé stessi e alla propria famiglia, della moralità, della salute psichica e, soltanto alla fine, dei soldi. Purtroppo questo tipo di furto non si può denunciare perché è legalizzato e giustificato dall’avvertenza “il gioco non responsabile può creare dipendenza”, proprio come accade con le sigarette: sappi che potresti morire, ma stai tranquillo che lo Stato te le venderà sempre!

Allora io non ne faccio un problema solo di camorra, di riciclo di soldi sporchi, di inutilità per il bene comune della Città. Io ne faccio un problema di salute pubblica. E chi deve vigilare su questa?

Scommetto che la questione è difficile.

Posted by:don Ivan Licinio

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