Uno strano cocktail di stimoli mi ha spinto a scrivere oggi.

Il clima sanremese, la quaresima (con il brano odierno delle tentazioni), l’evento storico delle dimissioni del Papa mi hanno fatto ricordare il ritornello di questa vecchia canzone di Celentano.

Cambia il mondo ma non il nostro modo di guardarlo. Troppo radicati alla logica dell’esteriorità, ci preoccupiamo di essere guardati e di non guardare oltre quel che c’è. Oltre il potere, oltre l’orgoglio, oltre il pregiudizio, oltre ogni tentazione del maligno il mondo cambia se stiamo con Lui, se teniamo lo sguardo fisso su di Lui. Difficile?

“C’è una strada in ogni uomo, un’opportunità. Il cuore è un serbatoio di rabbia e di pietà”.

La quaresima è il tempo dell’opportunità, il tempo nel quale ognuno può ritrovare la sua strada attingendo dal proprio cuore ora la rabbia verso i propri limiti, ora la pietà verso se stessi e gli altri. Esplorando il deserto interiore potremmo sentire l’inverno su di noi, potremmo sperimentare il buio del limite e della fragilità ma è lì che Dio ci attende:

“io sono qui ti aspetto qui oltre il buio mi vedrai. Saprò difenderti, proteggerti e non stancarmi mai”.

L’incontro con Cristo sarà allora acqua nel deserto, conforto nella sofferenza e speranza di vita.

È vero. Per intraprendere questo viaggio interiore ci vuole coraggio. Ma l’uomo ne è capace. Ce lo insegna in questi giorni Benedetto XVI. Ha cambiato il mondo, almeno quello cattolico, perché ha saputo vedere oltre.
Possiamo cambiare il mondo, se cambiamo il nostro piccolo mondo interiore. Da soli gli occhi non vedono, ma il cuore sa vedere oltre, sa vedere Dio.
Perciò coraggio amici miei! Possiamo e dobbiamo vedere oltre, convinti che cambia il mondo se al mondo sto con Te!
Posted by:don Ivan Licinio

Una risposta a "Da soli gli occhi non vedono.."

  1. L’ESSENZIALE…

    di Fausto Corsetti

    Al ritorno da una vacanza, mi sorprendo con la mente a riflettere: tutto ciò che era diventato ordinario, faticoso, ingombrante diventa atteso, desiderato, rivisitato, ritrovato. Dopo una breve interruzione, dopo una pausa di distacco, dopo una temporanea assenza, la dimensione entro la quale ci si muove nel quotidiano scorrere del tempo appare diversa e nuovamente attraente. Riemergono, con colori inusuali, immagini e riferimenti che erano divenuti scialbi e sbiaditi.
    Le consuetudini che impegnavano il tempo quotidiano riaffiorano con interesse e nuova affezione. Il tempo scelto per assentarsi momentaneamente dall’ordinario e da tutti quegli spazi zeppi di affetti, di riferimenti, di memorie, di legami, di simboli, di nostalgie, di oggetti, di frequentazioni, diventa finalmente occasione per ridare giusto valore, significato e peso a ciascuna cosa e a ciascuna abitudine.
    Disfacendo la valigia che ci aveva accompagnati, nel timore di non avere quelle cose che si reputavano essenziali per sopravvivere al distacco e alla lontananza, la si ritrova carica, spesso eccessivamente colma, di cose e legami superflui, non essenziali.
    Non tutto, di quanto era apparso fondamentale e necessario, è stato realmente utile. Ci ha resi sicuri, prima della partenza; ha soddisfatto il nostro senso di previdenza, prima di partire; ha reso meno pesante la separazione dalla vita di tutti i giorni: ma, in conclusione, non è risultato effettivamente utile, indispensabile.
    Servono davvero poche cose a chi parte.
    Poche cose sono necessarie a chi decide di vivere cercando quanto è sufficiente per dare sapore e fine all’esistenza quotidiana. Si può vivere con poco, si può partire con meno, si possono custodire solo poche cose.
    Una valigia povera, capace di contenere quanto è essenziale per vivere: anche il quotidiano vivere ci interroga, invita a cercare, a custodire, a raccogliere ciò che è sufficiente, essenziale, utile davvero.
    Il di più non serve: aiuta, ma non soddisfa; è utile, ma non essenziale.

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